Solomon Kane (Michael J. Bassett, 2009)

Solomon Kane, dalle pagine di Robert E. Howard alla deludente trasposizione – di Fausto Vernazzani.

Solomon Kane è la storia di un uomo cattivo, che ha fatto cose cattive ed è stato tanto cattivo, e quindi lo si deve considerare cattivo, bisogna sapere che lui è cattivo, non va dimenticato che è cattivo e per questo in cerca di redenzione. Solomon (James Purefoy) fa cose cattive agli Ottomani, finché non arriva qualcuno più cattivo di lui: il Demone Reaper. Cattivo anch’egli, desidera punirlo per la sua cattiveria trascinandosi la sua anima all’Inferno. Ma il cattivo (e furbo) Solomon non ci sta e si butta giù da una torre per sfuggire al demone e, da questo momento, decide di essere un uomo buono rifugiandosi in un monastero. Ma lì al monastero dopo averlo mantenuto per un po’ con amore e carità cristiana – Solomon ha donato ai Monaci tutti i suoi averi, ecco spiegata la carità – il Monaco capisce che Solomon è cattivo e vede attorno a lui un’aura di cattiveria tale da spingerlo a mandarlo via a essere cattivo da qualche altra parte.

Il cattivo Solomon cammina e cammina finché incontra altri uomini cattivi, ma lui ora è buono e non cederà più al lato oscuro, però i cattivi gli chiedono “Perché non fai il cattivo? Picchiaci!”. Insomma il tipico branco di sado-masochisti (cattivi). Ma Solomon resiste alla sua cattiveria e si fa picchiare e cade svenuto e malato a terra. Ecco però arrivare un uomo buono, William Crowthorn (Pete Postlethwaithe), uno di quei tipi con inchiodato un cartello in fronte inciso con le parole “Ciao io sono Buono e morirò :)” con tanto di faccina sorridente.

L’uomo buono con tutta la sua famiglia di uomini e ragazze buone – anche se la giovane ragazza Meredith (Rachel Hurd-Wood) è fin troppo espressamente attratta dall’uomo cattivo – tratta bene Solomon, ma lui sa di essere cattivo. Con un dialogo magistrale parla con William e gli confessa “Tu devi sapere chi stai portando con te. Sono un uomo cattivo. Ho fatto cose molto cattive. Sono stato malvagio in passato. Io sono malvagio […] sono cattivo. Capito che sono cattivo?” eccetera eccetera, con uno sguardo sexy tutt’altro che pentito. Il povero William a sentire ripetuta la stessa solfa comincia a pensare al suicidio, almeno è così che si direbbe a giudicare dalla sua faccia triste, ma è un uomo buono e sopporta… Solomon invece è cattivo.

Se vi ho sbattuto i cosiddetti al punto giusto di lievitazione, pronte per essere buttate nel forno, immaginate la noia mortale di vedere un intero film in cui il protagonista si piange addosso dicendo di essere un uomo cattivo, malvagio, bastardo, infame e quante altre ne volete voi. Non c’è bisogno di ammorbarvi col resto del plot di Solomon Kane, tanto penso ci si sia spiegati e c’è da ammettere che è piuttosto noioso dover ripetere quanto accade, nonostante la sorprendente regia di Michael J. Bassett ci offra delle visioni celestiali delle location (Repubblica Ceca) in cui è stata girata la storia dell’uomo cattivo. Purtroppo la sola regia non basta a salvare un film con una sceneggiatura che fa acqua (cattiva) da tutte le parti, regalando ben poche emozioni e una marea di perplessità moltiplicate a ritmo di figliate di conigli.

Chiaro che con un testo così scarso non ci si possa aspettare chissà quanto dagli attori, persino lo stesso Purefoy durante la produzione del film potrebbe essersi un po’ ‘annoiato’ – per usare un eufemismo – a recitare le stesse battute ancora e ancora. Un peccato, poiché gli scarsi istanti d’intensità lasciano intravedere un bagliore purtroppo lasciato in distanza, per non parlare di quanto Solomon Kane avrebbe guadagnato nel valorizzare Max Von Sydow, nella ruolo del padre cattivo dell’uomo cattivo. Il villain? Già, in tutto questo c’è anche un nemico da combattere, ma è così insignificante, da avere meno importanza delle tante comparse sullo sfondo. Morale del film: Solomon è cattivo, come sempre non ci si può fidare dei preti, Solomon è cattivo e i flashback andrebbero evitati se il risultato rassomiglia troppo a uno sfacciato spoiler all’apertura del film.

 

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