Smile (Francesco Gasperoni, 2009)

di Roberto Manuel Palo.

Dopo un’ estate lontano da tutto, ritornai alle vecchie abitudini. Una di queste era andare al cinema. Andai a vedere cosa offriva nella settimana di fine agosto il multisala più vicino a casa mia e, tra le cinque proposte, mi balzò all’occhio un horror. Lessi la trama: “Otto ragazzi fanno una vacanza in Marocco. Ma dopo l’acquisto di una misteriosa macchina fotografica, la vacanza diverrà un incubo”. Pensai che era la solita americanata. E invece no. Notai che il regista era italiano e la produzione italo-marocchina. Fui curioso di vedere come se la cavasse un italiano con una sceneggiatura tipicamente americana.

Risultato? La prossima volta che vedo le parole horror e italiano unite e la regia non è di Mario Bava, Lucio Fulci o Dario Argento (morto artisticamente, quindi impossibile), starò ben lontano da tale binomio e risparmierò molto volentieri i soldi del biglietto.

Ho capito perché la pellicola si chiama Smile. Perché i critici che si divertono a rovinare un film, avranno avuto di che ridere a crepapelle in quanto c’è molto materiale da annotare.

Dopo il cliché “chi risponde al telefono muore”; dopo quello “chi risponde al cellulare muore”, arriva “chi si fa una foto muore”. Ormai questi cristiani nei film horror non son liberi di fare niente. Arriverà il momento di “chi mangia la cioccolata, muore” e lì, immagino, sarà una catastrofe. Oppure “chi si fa la doccia, muore” o “chi accede a Facebook, muore”.

L’inizio è già un programma: si vede una jeep che cammina e poi c’è la voce fuori campo di Clarissa (Harriet MacMasters-Green) che ci presenta, uno a uno, i suoi compagni di viaggio e, rispettivamente, chi si vogliono portare a letto. La presentazione avviene tramite foto dei personaggi e non si vede neanche la jeep che cammina per il deserto. Avvincente. Ma si nota un particolare: Clarissa ci presenta in tutto dieci compagni. Ora la domanda sorge spontanea: come ci vanno dieci persone in una jeep così piccola? Infatti, quando l’inquadratura ritorna all’interno della jeep, vediamo che i personaggi sono “soltanto” 8. Si vede che gli altri 2 son stati presentati giusto per perder tempo, visto che era molto interessante sapere gli inciuci (trad.: pettegolezzi).

Ah, un’altra chicca: Clarissa compra la macchina fotografica maledetta a 25 euro. Più avanti nel film ha un flashback perché le verrà chiesto dove ha preso quella macchina fotografica e…TA-DAN! Le è stata regalata. Incredibile. Sarà stato che la crisi economica ha colpito anche i ragazzi mentre andavano avanti nel recitare le battute.

Non c’è nulla, non succede nulla, non si ride, non si ha paura, si aspetta solo la fine, peraltro una delle più ridicole della storia del cinema. Però una cosa positiva c’è nel finale: [SPOILER] diversamente dalla maggior parte delle produzioni americane, qui i personaggi muoiono tutti ed essendo odiosi da far invidia a un bambino impertinente, è una goduria che non vi dico. Ah.

Amici, state lontani il più possibile da questo scempio, potrebbe distruggervi.

See you soon!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.