La Creatura del Cimitero (Ralph S. Singleton, 1990)

di Roberto Manuel Palo

Nel Maine le aziende Buchman hanno deciso di riaprire una piccola industria tessile nei pressi del cimitero. Ad essere incaricato di riaprire i locali e disinfestarli dai topi è Warvick (Stephen Macht), che non esita ad assumere manodopera a basso costo per svolgere questo compito. Nessuno sa, però, che nel sottosuolo si aggira una creatura mostruosa vogliosa di carne umana e immune ai comuni disinfestatori.

Iniziamo col dire che la noia prende possesso dello spettatore sin dall’inizio de La creatura del cimitero di Ralph S. Singleton tratto da un racconto breve di Stephen King, perché la tensione è da un’altra parte e i personaggi sono interessanti quanto un criceto che va in letargo. Ma quando in un film horror mancano tensione, paura e caratterizzazione dei personaggi, viene in aiuto lo splatter. Esclusa la scena finale, qui lo splatter non si sa neanche dove sia di casa e bisogna aspettare ottanta minuti per vedere un po’ di budella sparpagliate qua e là. La quarta cosa che potrebbe risollevare un film horror in mancanza delle altre è la figa. Qui ce n’è? Allora, c’è una ragazza interessante che si vede una volta e poi viene uccisa dalla creatura, poi ce n’è una (Kelly Wolf) che sembra davvero un maschio e lavora anche lei nei sotterranei vestendo, quindi, con abiti molto poco aggraziati e femminili. Risultato? Di figa se ne vede più nelle stanze del Papa che vedendo questo film.

Finora abbiamo detto le cose belle. Ora passiamo alle cose orrende.  Per quanto riguarda la recitazione, i corti amatoriali sono recitati e doppiati meglio. I vari personaggi mostrano una monoespressività da far invidia alla tastiera con cui sto scrivendo.

L’inizio: C’è un signore che lavora sul macchinario tessile. Finisce il turno e spegne il macchinario. Alcuni simpatici topini lo circondano come spettatori in uno stadio. Evidentemente il signore ha le idee chiare, lo stanno criticando, forse non sono soddisfatti del suo lavoro oppure aveva promesso duemila tane per tutti e non aveva mantenuto la promessa. Quindi riattiva il macchinario tessile. Tra il rumore della macchina e le vuvuzela dei topi, ti verrebbe voglia di spegnere subito. Il signore inizia a pavoneggiarsi: “Io ho qualcosa che voi non avete. Io sono uomo e voi dovete obbedire agli ordini. Andatevene! Ah, no, allora vediamo cosa succede a chi non obbedisce”. Prende un topo e lo butta nella macchina. I topi non accusano. Allora lui ne prende un altro e lo butta. Continuando a pavoneggiarsi. A un certo punto si sentono degli strani rumori. E’ la creatura aliena, lui si spaventa e cade nella macchina come il cretino. E i topi fanno: “HA-HA! Fammocc!“.

In poco più di un’ora di film c’è una scatarrata al minuto. Inoltre tutti i personaggi sono una manica di idioti. Vi spiego. Ad un tratto il protagonista John Hall (David Andrews) e la donna maschiaccio scoprono una botola. Decidono di scendere e dopo due scalini CRACK! La ragazza inciampa e si rompe una gamba. Un altro della spedizione per salire lo stesso scalino, lo rompe e precipita dove risiede la creatura. Tutti gli altri 3-4 membri della spedizione troveranno il loro scalino su cui inciampare felicemente e fratturarsi qualcosa. Solo John Hall non trova nulla su cui inciampare.

Verso la fine, John e la donna maschiaccio trovano un vicolo cieco. La ragazza dice: “Qui è chiuso! Ci deve essere un’altra via d’uscita!”. Va bene, è un film, quindi una via d’uscita c’è sempre, ma cara ragazza mia, se ti trovi in un vicolo cieco, la via d’uscita non c’è, devi tornare indietro e, se ritornando, ritorni dov’è il pericolo, ti devi arrangiare, bella mia, perché non è una legge scritta che ci deve essere per forza una via d’uscita in un luogo.

Ho finito con questo scempio, ringraziando il Signore.

See you soon!

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