La creatura del cimitero (Ralph S. Singleton, 1990)

La creatura del cimitero è un vero orrore

Nel Maine le aziende Buchman hanno deciso di riaprire una piccola industria tessile nei pressi del cimitero. A ricevere l’incarico di riaprire i locali e disinfestarli dai topi è Warvick (Stephen Macht) che non esita ad assumere manodopera a basso costo per svolgere questo compito.

Nessuno sa però che nel sottosuolo si aggira una creatura mostruosa vogliosa di carne umana e immune ai comuni disinfestatori.

Un buon inizio?

Tuttavia la noia prende possesso dello spettatore sin dalle prime battute di La creatura del cimitero di Ralph S. Singleton, tratto da un racconto breve di Stephen King, perché la tensione è da un’altra parte e i personaggi sono interessanti quanto un criceto che va in letargo.

Meno male che quando in un film horror mancano tensione, paura e caratterizzazione dei personaggi, c’è sempre da ripiegare sullo splatter. Ebbene, esclusa la scena finale, qui lo splatter non si sa neanche dove stia di casa: bisogna aspettare ottanta minuti per vedere un po’ di budella sparpagliate qua e là.

La quarta cosa che potrebbe risollevare un film horror in mancanza delle altre è una bella presenza femminile. C’è una ragazza interessante che si vede una volta sola prima che vena uccisa dal mostro, dopodiché non resta che il maschiaccio interpretato da Kelly Wolf).

Al peggio non c’è mai fine

Finora abbiamo detto le cose belle: ora passiamo alle cose orrende

Per quanto riguarda la recitazione, i corti amatoriali sono interpretati e doppiati meglio. L’espressività dei personaggi è tale da far invidia alla tastiera con cui sto scrivendo.

Un esempio del livello di profondità del film? Vediamo l’incipit.

Un esempio per capirci

C’è un signore che lavora col macchinario tessile; finisce il turno e lo spegne.

Alcuni simpatici topini lo circondano come spettatori in uno stadio. Evidentemente l’uomo ha le idee chiare, lo stanno criticando, forse non sono soddisfatti del suo lavoro oppure aveva promesso duemila tane per tutti tradendo le loro aspettative, quindi riattiva il macchinario tessile.

Tra il rumore della macchina e le vuvuzela dei topi, ti verrebbe voglia di spegnere subito.

Il signore inizia a pavoneggiarsi: “Io ho qualcosa che voi non avete. Io sono uomo e voi dovete obbedire agli ordini. Andatevene! Ah, no, allora vediamo cosa succede a chi non obbedisce”. Prende un topo e lo butta nella macchina. I topi non accusano. Allora lui ne prende un altro e lo butta, continuando a pavoneggiarsi.

Seguono degli strani rumori: è la creatura aliena. L’uomo si spaventa e cade nella macchina come il cretino. E i topi fanno: “HA-HA! Fammocc!“.

Sputiamoci sopra

In poco più di un’ora di film è possibile registrare una scatarrata al minuto. Inoltre tutti i personaggi sono una manica di idioti, e posso anche spiegarvi perché.

A un tratto il protagonista John Hall (David Andrews) e il maschiaccio scoprono una botola. Decidono di scendere e dopo due scalini CRACK! La ragazza inciampa e si rompe una gamba. Un altro della spedizione,per salire lo stesso scalino, lo rompe e precipita nell’antro del mostro. Tutti gli altri tre/quattro membri della spedizione troveranno il loro scalino su cui inciampare felicemente e fratturarsi qualcosa. Solo John Hall scamperà al capitombolo.

Verso la fine, John e la donna trovano un vicolo cieco. Lei dice: “Qui è chiuso! Ci deve essere un’altra via d’uscita!”. Va bene, è un film, quindi una via d’uscita c’è sempre, ma cara ragazza mia, se ti trovi in un vicolo cieco, la via d’uscita non c’è, devi tornare indietro e, se ritornando, ritorni dov’è il pericolo, ti devi arrangiare bella mia, perché non è una legge scritta che ci deve essere per forza una via d’uscita dappertutto.

Ho finito con questo scempio, ringraziando il Signore.

See you soon!

Roberto Manuel Palo

Voto: 1/5

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