Bloody Psycho (Lucio Fulci, Leandro Lucchetti, 1989)

di Roberto Manuel Palo.

Il film che recensisco questa settimana è un film prodotto dal duo Nannerini-Lucidi. Qualcuno mi chiederà: “E chi cavolo sono?

Nannerini Luigi e Lucidi Antonino avevano una casa di produzione, la Alpha Cinematografica. Questa casa di produzione promise al grande Lucio Fulci i finanziamenti per dei film a basso costo e per uno ad alto budget (che, però, non fu mai prodotto). Ora, tenendo presente che Fulci con questi cialtroni girò soltanto Il fantasma di Sodoma e Quando Alice ruppe lo specchio, cosa hanno fatto questi furbi individui? Si girava un film, usciva una schifezza invereconda, si riunivano per un colloquio d’urgenza e dicevano esattamente questo:

L.A.: “Gigi, secondo me, questo film non lo guarderò neanche io.”
N.L.: “Vabbè, Anto’, comunque lo dobbiamo vendere, ormai abbiamo dato i finanziamenti, in qualche modo dobbiamo rientrare nelle spese. Ci serve un’idea.”
L.A.: “Io ho un’idea, Gigi. Ti ricordi quando Lucio Fulci firmò il contratto con noi per quei film a basso budget? Ascolta il mio piano. Lucio è amato dalla maggior parte degli appassionati dell’horror italiano anni 70′-80′. Quindi noi cosa facciamo: ad ogni film che produrremo, all’inizio della pellicola scriveremo in caratteri cubitali “Lucio Fulci presenta” e così scriveremo anche sulla copertina della videocassetta, anche se lui non c’entra una beata cippa. Che ne dici?”
N.L: “Antò, sei un mito.”

Tra le pellicole più famose per la ridicolaggine della sceneggiatura e per la presenza di scene senza né scopo né senso prodotte dal duo si annoverano Chi ha paura della zia Marta? e Hansel e Gretel.

Nel 1989 Lucio Fulci aveva bisogno di soldi ed era appena ritornato a girare dopo un’improvvisa malattia che lo costrinse ad abbandonare i set per due anni nel 1986. Si dedicava soprattutto a pellicole con basso budget, tra cui c’è questo Bloody Psycho. Il film è, per la maggior parte, diretto da Leandro Lucchetti, ma qualcosa l’ha girata anche Lucio Fulci.

Trama: Werner Voegler (Peter Hintz) è un pranoterapista con capacità extrasensoriali e una faccia da pesce lesso, ed è talmente extrasensoriale che quando vede una vittima annegata dice: “Ma è morta!“. Eh, no, sai, dormire con la faccia immersa nell’acqua è molto comodo. Complimenti. Comunque, un giorno di pioggia Voegler va dalla signora Rezzoni (Brigitte Christensen) per delle sedute di pranoterapia (che sembravano più sezioni di palpeggio adducendo la scusa che si trattava di pranoterapia). Per la strada giunge vicino al cancello di un castello maledetto e ha una visione.

In questo film della durata di 89 minuti, un’ora piena è composta da scene accompagnate da musica. Tutte queste scene sono, per l’appunto, senza né uno scopo né un senso, ma le musiche, davvero bellissime, compensano il tutto. Ad esempio quando un barbone viene ammazzato dal fantasma sulla sedia a rotelle con dei graffi e si ritrova, nella scena successiva, schiacciato dalla sedia a rotelle, la colonna sonora è stupenda.

Un giorno di pioggia Werner Voegler incontra Mikaela per caso. Poi Mikaela (che era la fantasma del castello, con lo stesso nome della giovane nipote che incontra Werner per caso, n.d.a.), finita la pioggia incontra e si scontra con Mikaela (nipote, n.d.a.) e così il dolce sorriso di Werner nel loro pensiero ora c’è.

See You Soon!

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