I Love Shopping (P.J. Hogan, 2009)

di Francesca Fichera.

Le favole di una volta, quelle che, per intenderci, qualche genitore si prendeva la briga di leggere ai bambini sotto i dieci prima di andare a dormire, possedevano l’indiscutibile pregio di arrivare a una morale forte e veritiera attraverso l’arte della semplicità narrativa. Il senso era ovvio, mai banale però. Che col tempo questa abilità sia andata persa? I lettori del best-seller di Sophie Kinsella potrebbero dire che sì, nei racconti della loro beniamina il succo c’è, e anche la morale. Viene allora da domandarsi se nella trasposizione cinematografica di I Love Shopping sia stato fatto qualche taglio di troppo, andando ad inficiare l’intera struttura di quella che si può (tristemente) considerare una favola moderna.

Sulla scena c’è Rebecca, giornalista e shopping-dipendente indebitata fino ai capelli – da notare: sempre freschi di piega. Alle sue spalle due genitori che, verrebbe da dire giustamente, hanno improntato la propria vita e quella della figlia alla parsimonia e al rispetto di pochi, saldi valori. Sullo sfondo giganteggia, infine, il grande e indiscusso protagonista, il mondo del fashion business, con i suoi microcosmi inarrivabili racchiusi in vertiginose torri di vetro, donne perfette che ancheggiano e spietate redattrici affette da snobismo cronico. Non è Il diavolo veste Prada, ma ci va vicino. Se non fosse che la protagonista è una bamboccia dalla profondità psicologica di una pianta di felce e l’espressività di un surgelato: Isla Fisher, nei panni della rossa Becky che tenta la scalata dell’inaccessibile grattacielo, fa decisamente rimpiangere la dolce Anne Hathaway del film di David Frankel. Nella sua totale assenza di pretese, la pellicola di Paul J. Hogan riesce a dare meno di ciò che il trailer aveva promesso: più che risate provoca noia, imbarazzo, quasi fastidio. Quel che resta della morale insegna che l’arrivismo è legittimato dalla faccia tosta e che, da un giorno all’altro, è sufficiente fare beneficenza e scusarsi con amici e parenti per estinguere i propri debiti. Se si è fortunati, si trova anche il partner ideale con cui convolare a nozze quanto prima.

In casi simili, fa male vedere che un’attrice di talento come Kristin Scott Thomas si sia concessa, seppure in un piccolo ruolo, alla realizzazione di un tale scempio. Ma, si sa, i soldi tirano più delle vetrine della Quinta Avenue. E il prodotto, finanziato dall’onnipresente Jerry Bruckheimer e corredato di fotografia (Jo Willems), costumi (Patricia Field) e colonna sonora all’ultimo grido, finisce col funzionare. Anche l’occhio vuole la sua parte, diceva qualcuno. I Love Shopping sembra non poter coinvolgere altri sensi.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...