The Boxtrolls - CineFatti

Un Boxtrolls di formaggio

Invischiati nella spledida rete in stop-motion della Laika

Quest’anno agli Oscar partecipano studi d’animazione eccezionali come la Cartoon Saloon e la Aardman, sarà per questo che ho sentito il bisogno di andare a bussare la porta di chi quest’anno non aveva un cavaliere a rappresentarlo: la Laika. Mi sono accorto riguardando Kubo e la spada magica e per la prima volta the Boxtrolls, che su CineFatti mancano all’appello troppi film dello studio di Hillsboro, Oregon. Per quanto Kubo sia indubbiamente il loro colpo da maestro, nonché uno dei capolavori dell’animazione – di sempre, per quanto mi riguarda – ogni altra loro produzione è un gioiello da tutelare.

Sapete come funziona, aspettate un film e per ragioni oscure mancate di vederlo in sala. Vi ripromettete di recuperarlo non appena sarà disponibile altrove, intanto il tempo passa e anche un film atteso resta indietro. Talvolta per anni, com’è capitato a me per lunghissimo tempo con the Boxtrolls di Graham Annable e Anthony Stacchi. Eppure uscii terrorizzato da Coraline e ammaliato da ParaNorman – un 3D spettacolare in un immenso cinema londinese – ma tant’è e a distanza di secoli sono qui per dire che un gradino sotto Kubo non metterei loro, né il divertente Missing Link, ma lui, the Boxtrolls.

La forma del potere

Missing Link, poverello, mi fa una gran tenerezza. Ripetere la straordinarietà di Kubo era impossibile, Boxtrolls invece per sua grande fortuna la anticipa e con un altra coppia di straordinari bambini entra nel magico universo della frustrazione tipica degli adulti. Chi dimentica il padre di Coraline, collo storto e tremende borse sotto agli occhi, oppure l’insensibilità dei genitori di Norman di fronte alla sua straziante solitudine, la gioia è un’atroce chimera toccata solo dal club dei cappelli bianchi di Boxtrolls. Peccato puzzi terribilmente di formaggio, un olezzo che inebria e ottunde la mente degli adulti.

Il massimo per un adulto è afferrare il potere e in Boxtrolls ha le fattezze di una possente forma di formaggio. Il resto del mondo conta meno di zero, ecco perché al primo accenno di una diceria su bambini rapiti e mangiati dagli innocui boxtroll, la società tutta si scaglia contro le creature sotterranee per difendere la propria fetta di camembert. La verità, tendere la mano ai bisognosi, convivere, sono chiacchiere da trucidare. Ovvio, non sarà così in eterno: la comunità dovrà riconoscere il proprio errore, è comunque un film USA diretto a un pubblico di non-adulti, ma con tante battute pensate per i grandi.

Il villain di turno è Archibald Snatcher (Ben Kingsley) e il suo mestiere è il disinfestatore: cattura e schiavizza i boxtrolls, con l’obiettivo di essere ammesso nel club dei cappelli bianchi. Vuole scalare la piramide sociale, raggiungere la vetta del villaggio e innalzare la propria persona il più in alto possibile coi copricapi dell’élite. Spietato, malvagio, è uno dei migliori personaggi della Laika, tratto insieme alla storia dal romanzo Here Be Monsters! di Alan Snow, perché osserviamo il suo desiderio fasullo in contrapposizione al suo sogno reale: poter esprimere la propria identità e orientamento sessuale in libertà.

La Laika ha sempre avuto un occhio di riguardo per ogni forma d’amore.

Il fascino del bad guy

Snatcher è infatti già nell’alta società, però travestito come Madame Frou-Frou, la persona con cui è riuscito a farsi accettare, fermo restando che la sua vera identità veniva tutelata… nonostante sul finale sia reso ben chiaro come abbia anche avuto dei rapporti con alcuni membri dell’élite. Ecco appunto una di quelle scene pensate per un pubblico capace di cogliere il senso di determinate battute. Sono stato catturato da Snatcher, al punto da non aver menzionato per un istante le creature titolari, né Eggs (Isaac Hempstead-Wright), il ragazzino protagonista, né la ricca e dolcemente cruenta Winnie (Elle Fanning).

Questo perché Snatcher ruba la scena – e i suoi scagnozzi con le voci di Nick Frost, Tracy Morgan e Richard Ayoade sono dei fenomeni – e ha in effetti il miglior arco narrativo della pellicola animata. Eggs è un ragazzino cresciuto dai boxtroll, convinto di essere uno di loro e pertanto fonte di varie gag dal sapore un po’ stantio, le classiche riferite all’inserimento nell’alta società di un individuo proveniente da un contesto senza un’educazione. Eggs mangia insetti, si gratta le parti intime senza ritegno, porta su di sé la puzza delle fogne in cui ha vissuto la sua intera breve esistenza.

Non è interessante come Coraline, neanche oso paragonarlo a Kubo, né a Norman. Il peso di Snatcher è tale da caricare sulle sue spalle un film intero. Quello e ovviamente il punto di forza della Laika: l’animazione in stop-motion. I passi da gigante li vedremo in Kubo – gli origami, dio mio che meraviglia – e anche in Missing Link – la scazzottata nel bar – ma il mondo dei boxtrolls e il mecha (sì, il mecha) sul finale sono dei gioielli I N C R E D I B I L I. Nessuno realizza animazioni in stop-motion eccezionali come la Laika, nemmeno la Aardman, dove si concentrano su forme di comunicazione non verbale.

Un pensiero su “Un Boxtrolls di formaggio

  1. I film della Laika sono davvero tutti un po’ speciali. Il primo che ho visto è stato ParaNorman, l’hp iniziato per caso perché era in tv e nel climax finale pendevo letteralmente dalle sue labbra. Ancora oggi è uno dei miei preferiti insieme a Kubo, che, giustamente, è probabilmente il loro capolavoro.

    Detto questo, Boxtrolls non mi fa esattamente impazzire, anzi insieme a Missing Link si gode il fondo della classifica. Penso che sia fin troppo grottesco in alcune parti per i miei gusti, ma dovrei provare a rivederlo perché sono anni che non lo faccio – anche nel cofanetto bluray che ho comprato è l’unico rimasto intoccato.

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