The Dissident - CineFatti

A call for the Dissident

Bryan Fogel percorre l’orrido assassinio di Jamal Kashoggi

Signorə questa sarà inevitabilmente una recensione politica. Nei 118 minuti di the Dissident non ho mai potuto fare a meno di sentire nella mia testa le parole d’elogio al principe Mohammad bin Salman pronunciate da Matteo Renzi. Ascoltavo le interviste curate da Bryan Fogel e mentre c’era chi descriveva le seghe rudimentali usate per fare a pezzi il giornalista e dissidente Jamal Kashoggi, nella mia testa vedevo Renzi parlare di Rinascimento, guardavo le lacrime di Omar Abdulaziz al pensiero dei suoi amici e fratelli arrestati senza accuse formali e scattava il replay dell’invidioso costo del lavoro in Arabia Saudita secondo Renzi.

Quali compromessi devi accettare per ignorare certe atrocità? Per porvi seriamente la stessa domanda dovete approfittare del momento, the Dissident è sulla piattaforma Mio Cinema al costo di 8,00€. Renzi però non è incluso nel pacchetto, è ovvio, è un nostro diamante. Fogel vuole costruire un ritratto umano e professionale di Kashoggi seguendo la più classica delle strutture documentaristiche: interviste e immagini d’archivio. Un mare dove nuotare e trarre eccellenze, come quei brevi silenzi e fuori onda che danno un senso di vuoto.

Un vuoto morale.

Umano.

Etico.

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Jamal Kashoggi

San Giorgio contro il drago

Sono sensazioni acuite dal racconto di Kashoggi, niente affatto ascrivibile all’enciclopedia dei luoghi comuni dell’uomo eroico. Non corrisponde all’immaginario del combattente, ma lo è stato, la naturalezza con cui lo si osserva svolgere con determinazione il mestiere di giornalista è encomiabile. Fogel lascia trasparire la profonda fragilità di un personaggio finito incredibilmente sotto la brutalità di una monarchia che tutto sommato Kashoggi osservava con una discreta aspettativa, vedendo nelle parole del principe MBS le possibili tracce del cambiamento, purtroppo, come lui stesso nota, nascoste dietro la repressione del dissenso.

Sono accucciati in un secondo di silenzio i tratti dell’orrore, un buio prima che il contenuto di una registrazione audio sia descritto: il rumore di una sega per ossa in sottofondo. Quello stesso silenzio che ho sentito nella voce tremante di Werner Herzog quando descrisse l’atroce audio della morte di Treadwell e in effetti mi chiedo dove stia la differenza. Kashoggi è stato sbranato e smembrato dagli orsi come Treadwell, vittime della loro stessa fiducia: il Dissident era entrato al consolato senza mai pensare che una sega lo aspettasse. Era in un territorio franco, battente la bandiera del suo paese da cui era formalmente in “vacanza” da anni.

Quell’uomo sorridente con un gatto in braccio nel fuori onda di un’intervista ora non riesco a guardarlo senza immaginare il suono. Il movimento di una sega, senza rappresentare vividamente nella mia testa una ricostruzione di quel corpo di carne e sangue fatto a brandelli. Questo perché chiedeva una società più equa, lotta alla corruzione e una strada verso un progressismo moderato. Le stesse proposte di MBS, l’uomo che la CIA afferma sia senza alcun dubbio il mandante ufficiale dell’assassinio. L’uomo con un sorriso serafico e tutt’altro che naturale e spontaneo, com’era quello del giornalista macellato dal padrone oppressore.

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Omar Abdulaziz

Giustizia per Omar

Sì, dai, più che una recensione questo è un torcimento del nervo vago, the Dissident causa vertigini col suo girare attorno alla macabra esecuzione di cui è stato vittima Kashoggi e non solo lui. Omar Abdulaziz è Cicerone nel limbo senza alcuna possibilità di salire verso il paradiso: ha scelto di negare la gloria del governo saudita e per questo la libertà di vivere nel suo paese gli è stata negata, così come quella di difendere la sua famiglia, presa di mira a causa sua e senza alcuna motivazione legale. Esistono nel mondo troppe persone arrestate per le loro idee o per quelle di un loro affetto. Se questo modus operandi non è disgustoso…

Abdulaziz ne esce fuori come l’uomo da proteggere, coraggio e abnegazione allo stato puro. Fogel nel dare forma al corpo in pezzi di Kashoggi ricompone i pezzi del futuro che potrebbe cadere su Abdulaziz, rifugiato in Canada e con un vlog sui diritti umani violati che desidera tenere i riflettori accesi sulle ingiustizie saudite. Un intento ben riuscito, contando su immagini dalla facile “attrattiva” – chiamiamola così – e con un briciolo di captatio benevolentiae tipica di documentari statici come the Dissident. Merita e dobbiamo guardarlo, perché è nostro diritto sapere chi e come governa il mondo. Persone come un rappresentante di un paese che, come dice correttamente Matteo Renzi, è alleato della Repubblica italiana e non dovrebbe mai e poi mai esserlo.

Vi allego un articolo de Il manifesto uscito proprio questa mattina.
Bryan Fogel, la censura saudita contro il dissidente

È di ieri sera invece la notizia della prossima descretazione del rapporto della DNI sull’omicidio Kashoggi:
US report on Kashoggi murder critical for justice: UN expert

9 pensieri su “A call for the Dissident

    1. Ti ringrazio 😁 sfortunatamente non fanno né rabbrividire né riflettere chi dovrebbe e ci troviamo infatti politici che vanno lì anche a seminare elogi come se non ci fosse nulla di male nel complimentarsi con un uomo che si è sporcato le mani di sangue.

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      1. Purtroppo è vero. Quel che ha fatto Renzi, ma anche tanti politici prima di lui, mi rattrista parecchio e mi fa capire quanto a queste persone interessi più i soldi che la giustizia o i diritti.

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      2. Infatti proprio per questo alla fine ci tengo a dare “ragione” a Renzi, che rigira la frittata e con nonchalance sottolinea che l’Arabia Saudita è un paese alleato e dunque l’ipocrisia di chi in schieramenti politici avversi ha gridato allo scandalo. Perché difatti lo è, purtroppo. Son cascato intanto proprio in giorni di grandi sconvolgimenti sul caso, Biden che “disconosce” MBS e parla col Re Salman, l’annuncio delle prove da pubblicare contro MBS nei prossimi giorni, vediamo cosa accadrà. La speranza è che finalmente crolli il dominio saudita, ma ho seri dubbi, Joe Biden del resto il Patto di Abramo firmato da Trump non lo sta toccando. Se cominciassimo però da queste piccole cose, come guardare un film, matureremmo senz’altro una sensibilità maggiore.

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      1. Non posso esimermi dalla vergogna di essere connazionale di un Renzi (PD?), né dal ripensare alla medesima sorte che associa il giornalista ucciso e smembrato nell’Ambasciata del suo Paese a quella del mai dimenticato Patrice Lumumba, presidente della Repubblica Democratica del Congo, ucciso e disciolto nell’acido.

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      2. Non posso esimermi dalla vergogna di essere connazionale di un Renzi (PD?), né dal ripensare alla medesima sorte che associa il giornalista ucciso e smembrato nell’Ambasciata del suo Paese a quella del mai dimenticato Patrice Lumumba, presidente della Repubblica Democratica del Congo.

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