Manuel - CineFatti

#SabatoItaliano: Manuel (Dario Albertini, 2017)

Manuel, dai margini al centro dell’attenzione

Manuel Squitti (un Andrea Lattanzi da tenere d’occhio) ha il nasone che nasconde un viso gentile, anche se provato. Vive in una comunità di recupero per minorenni in difficoltà, dato che la madre ha da finire di scontare il carcere, ma lui sta preparandosi a rimettersi in gioco nella periferia della sua Roma.

Aggiustare casa, trovare un lavoro, assicurare agli assistenti sociali che tutto d’ora in poi andrà a posto: facile a dirsi, ma a farsi? La domanda naturalmente è retorica.

Perifer(ar)ia

Al protagonista del sottovalutato film di Dario Albertini, un diciottenne letteralmente soffocato dal contesto, viene affidato un senso di responsabilità imponente senza la possibilità di socializzarlo; di punto in bianco, uguale a un’incudine piovuta dal cielo sul suo capo insonne e solitario.

Ritornare come prima senza poterlo essere, all’ombra di palazzi e individui sempre uguali, toglie aria e futuro come nei peggiori dei mondi possibili – cosa che non è da escludere sia la Roma di Manuel.

Manuel - CineFatti

Più che abbastanza

Perciò Manuel diventa un viaggio ripetitivo nella marginalità, durante il quale a ogni passo in più corrisponde un respiro in meno, e la regia non può fare a meno di essere presente fin quasi all’invadenza, seppure con grazia e discrezione.

Spontaneità è la parola chiave di questo diamante allo stato grezzo che non regge il confronto (in positivo) con alcuna inflazionata Terra dell’abbastanza, andando incontro a una conclusione finalmente fuori dagli schemi del genere di questo tipo cinema di nuovo e definitivamente in espansione.

Un cinema che dai confini va riportato con urgenza al centro, soprattutto nel caso di prove di simile livello e tenore.

Francesca Fichera

Voto: 4.5/5

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