Roma - CineFatti

Guardare Roma è farsi un regalo

Roma è un cerchio che non si chiude

Sarà che il chiacchiericcio su Roma di Alfonso Cuarón assomiglia un po’ alla sua storia: in fondo non finirà mai?

Una semiretta o un semicerchio, ecco cosa sembra, come se la rivelazione autobiografica del regista messicano sia stata messa lì per farsi paragonare a la qualsiasi, figure geometriche incluse.

Invece ha molto più dell’arte secondo la definizione di Cesare Pavese: semplice in principio e complessa alla fine, come un fiore che sboccia in timelapse.

L’ombra della luce

Comincia con un movimento ininterrotto della macchina da presa, culmina in due corpi capovolti sotto il sole – “Sai che non è male essere morti?” chiosa il bambino – e procede attraverso scene sottratte ai pomeriggi estivi dell’infanzia.

Nonostante l’insistenza su alcune fastidiose ma funzionali ripetizioni (qualcuno ha detto merda di cane?) la rivelazione/confessione di Cuarón sa ricordarci il significato della parola intimità parlando con la luce.

Viene quasi da dire che l’utilizzo del bianco e nero non è mai stato così sensato come dentro Roma, dove la ricostruzione della memoria spetta ai chiaroscuri ed è possibile ricongiungersi al passato all’ombra di uno stipite.

Tra sfondo e fondale

La costruzione del quadro (ri)mette ogni cosa al proprio posto; non senza ironia, perché l’accorata dedica di Cuarón alla sua tata Libo (nel film Cleo, con l’insostituibile e gaugeniana cinegenia di Yalitza Aparicio) sa mescolare il riso al pianto come la più sincera delle esistenze.

E le lacrime, le lacrime sono quelle delle donne sole, che siano padrone – la madre di Alfonso – o fottute sguattere: tutte le donne abbandonate nello spazio della Storia, il cui peso si riversa nell’oceano fino a saturarlo.

Violenza e contraddizione – e la violenza della contraddizione – viaggiano sullo sfondo di Roma per poi andare a sciogliersi in fondo al mare, un piccolo passo dopo l’altro.

Assecondare il ritmo del suo cammino vi ricompenserà, come una scia di fumo bianco in un cielo sereno.

Francesca Fichera

Voto: 4/5

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