Mirai - CineFatti

Mirai, crescere e viaggiare con occhi da bambini

Mirai di Mamoru Hosoda apre la nuova stagione Nexo Digital

Passato per il trascorso festival di Cannes in anteprima mondiale, per la sezione Quinzaine des Réalisateurs, ad aprire la stagione Nexo Digital è Mirai, l’ultima fatica di Mamoru Hosoda.

Viaggi nel tempo, animazione classica che abbraccia senza troppe soluzioni di continuità quella più moderna, racchiudendo l’essenza e l’estetica alla base del suo percorso cinematografico.

L’importanza di diventare grandi

Il piccolo Kun si prepara a un appuntamento importantissimo della vita: accogliere in famiglia la sorellina appena nata, Mirai, e assumere il compito di diventare un fratello maggiore, lucido e responsabile sopratutto nei primi anni di vita della piccola.

All’inizio tutto gli appare naturale, ma non appena si accorge che in casa sta cambiando qualcosa, non sa se sarà all’altezza di questo arduo compito.

La mamma non fa che preoccuparsi di ogni capriccio della piccola Mirai, il padre, costretto a doversi occupare anche lui delle faccende domestiche, sembra avere meno tempo per ascoltare i suoi desideri e magari giocare un po’ e a Kun non viene chiesto altro se non tenere in ordine la casa.

Tutto ormai sembra girare intorno all’arrivo e alla cura di Mirai, e questo per Kun è troppo. Forse però è l’occasione giusta per crescere e iniziare a camminare sulle proprie gambe in un viaggio da intraprendere non senza la giusta dose d’immaginazione, e una compagna davvero improbabile.

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Hosoda. Il più orientale di tutti

Se volessimo guardare agli anime giunti in Italia negli ultimi anni, soffermandoci sui film, noteremmo che il maggior riscontro di pubblico riguarda quelli che hanno strizzato l’occhio a una narrazione più occidentale, pur conservando alcune peculiarità imprescindibili del genere, come le presentazioni/opening ed evidenziando sempre forti legami con la cultura delle tradizioni giapponesi, anche visivamente parlando.

Mamoru Hosoda è uno dei pochi registi che è riuscito a rendere noto il suo nome senza occidentalizzare troppo il suo lavoro. Mirai ne è l’esempio perfetto, privilegiando un tipo di narrazione che si definisce comunemente lenta.

Il ritmo è affidato all’alternarsi di capitoli, in questo caso incursioni temporali, che narrano un evento principale: la consapevolezza del piccolo Kun di dover accettare la crescita e il cambiamento. È un momento breve, dilatato dando l’illusione che trascorra molto tempo.

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Il futuro. Una svolta del caso tra passato e presente

Mirai significa futuro in giapponese, ed è principalmente questa la cartina di tornasole del film, pur se in un primo momento ci si potrebbe ingannare che il focus sia proprio la sorellina di Kun.

Per Hosoda, il futuro è lo specchio di quanto è stato seminato in passato alla luce e in continua costruzione di un presente, vissuto sempre come prossimo.

Non è un futuro lontano, è un futuro che si sta costruendo nel momento stesso in cui gli echi del passato hanno reso possibili le trame del presente.

Chi ha visto gran parte, se non tutti i film di Hosoda, scorgerà nell’estetica e in diversi personaggi richiami alle sue opere precedenti, tra cui forse Mirai resta un film sotto certi aspetti meno riuscito.

È come se non riuscisse a osare, a giocare fino in fondo con tutte le promesse che sembra offrire in principio, asciugando quella cifra poetica che ha sempre distinto i film precedenti di Hosoda.

Tornare bambini, sfida ardua per lo spettatore

La sfida lanciata allo spettatore però è davvero enorme: è un film impegnativo, questo dobbiamo sottolinearlo. Per apprezzarlo bisogna tornare davvero bambini, mettere da parte lo sguardo torvo dei grandi, giudicanti, ma armarsi di occhi disarmati e inermi, perché solo così il viaggio verso la paura e la crescita potrà essere pienamente vissuto insieme al piccolo Kun.

Se i bambini presenti in sala, non pochi, ci sono riusciti, partecipando attivamente con esclamazioni di paura e di stupore, e tifando sempre per il piccolo Kun, allora vuol dire che Hosoda ha comunque vinto.  Possiamo così perdonargli facilmente qualche aspettativa delusa…che, si sa, è roba da grandi!

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                                                                                                                                                           Valentina Esposito

Voto: 3.5/5

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