Frankenstein di Bernie Wrightson - CineFatti

#VenerdìHorror: i mostri di Frankenstein

Lo staff di CineFatti celebra il bicentenario del Prometeo moderno.

È scrittrice di cui dovrebbe esistere una statua in ogni nazione, Mary Shelley firmò come vuole la leggenda la sua storia in quel di Ginevra tra tuoni e fulmini di una notte e 200 anni fa nel 1818 fu in vendita nel Regno Unito col tragico Frankenstein.

Viene da sé che questo sia l’anno del bicentenario – caduto per l’esattezza proprio al suo inizio, il 1° gennaio – e noi di CineFatti questa fine estate vogliamo dedicarla col Venerdì Horror alla creatura mostruosa per eccellenza, padrone del cinema horror.

Ne esistono decine e decine di versioni e non c’è verso di porre mai fine al desiderio di sostituirsi a dio e alla natura, continuano a uscire nuove versioni, fedeli o libere interpretazioni. Queste sono le preferite di ognuno dei collaboratori di CineFatti!

Frankenstein

Ricordo ancora il misto di eccitazione e terrore provati la prima volta che vidi emergere dall’ombra dell’inquadratura la disgraziata creatura, per dirla con Mary Shelley: il viso disumano e grottesco, i bulloni nel collo, l’andatura incerta.

Ripensandoci oggi, la maschera creata da Jack Pierce per il Frankenstein di James Whale da terrificante si è trasformata in tragica: la fronte alta increspata da emozioni a cui la creatura non riesce a dare voce, le spalle ampie incapaci di sostenere l’odio e il rifiuto degli uomini che incontra lungo la sua strada.

Onore a Boris Karloff, l’Uomo dietro la maschera, ma soprattutto al demiurgo della Creatura, l’immenso Jack Pierce che per darle vita lavorò di ovatta, collodio e mastice, creando strato dopo strato la mostruosa e tormentata figura entrata nel mito.

Francesca Paciulli

Dragon Ball

Chi si è addentrato nella lettura del classico di Mary Shelley saprà bene che la creatura di Frankenstein, pur possedendo un aspetto orrido, dentro sé custodisce un cuore puro e quasi bambino.

Ci sono pagine del libro in cui manifesta tutta la sua dolcezza nella necessità di cercare due occhi con cui condividere il mondo, e di poter chiamare qualcuno “amico”.

Nell’universo di Dragon Ball la creatura prende il nome di Androide 8, svogliata e imbranata creazione del Dr. Gelo, che nel film celebrativo Dragon Ball. Il cammino dell’eroe, Goku chiama teneramente Hacchan, in italiano tradotto come Ottone o Ottavio. Tra loro nascerà una profonda amicizia che li segnerà per sempre.

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Valentina Esposito

Penny Dreadful

Da Caliban a John Clare, dal mostro al poeta: il dualismo tutto umano del Frankenstein non è mai stato così scoperto come in Penny Dreadful.

Prima feroce, poi mite, il personaggio interpretato dal cereo e straordinario Rory Kinnear mesce borgesianamente bestialità e ragione come l’acqua con l’olio.

Ma un legame c’è ed è il dolore, lacerazione profonda che prende forma col violento primo atto di vendetta nei confronti di Victor, padre e creatore vigliacco, per poi farsi acqua sempre pronta a tracimare dal vaso.

Non per niente le tre folgoranti stagioni della serie di John Logan si concludono con lui, goth ante litteram genuflesso di fronte a un oceano di sofferenza impossibile da trattenere, se non nella bellezza dell’ode di Wordsworth all’immortalità.

Francesca Fichera

Frankenstein Junior

Sono ormai passati 200 anni da quando la creatura di Frankenstein ha preso vita dalla penna di Mary Shelley. Da allora il mostro è diventato una figura iconica.

Lo amiamo perché è uno di noi. Vuole essere accettato, giocare con nuovi amici, rimanere sorpreso dalla natura e, se lo infastidisci, si innervosisce come noi e non si rende conto di quanto possa essere pericoloso un gesto o un gioco.

La parodia di Mel Brooks in Frankenstein Junior mostra una creatura che la bambina la fa volare nel letto addormentata, viene bullizzata da una cittadina intera che prima ne ride e poi vuole percuoterla con torce e forconi. E noi tifiamo per lei.

Urliamo tutti insieme Viva il mostro di Frankenstein! Anzi, FRANKENSTIN.

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Roberto Palo

La sposa di Frankenstein

Due secoli e centinaia di rappresentazioni dopo è inevitabile avere ognuno la propria immagine della Creatura e per me nessuno come James Whale ha saputo catturare in una scena la compassione con cui mi sono sempre rapportato al mostro.

È nella sua ricerca di una compagna ne La sposa di Frankenstein, primo seguito al già stupendo Frankenstein, che la Creatura fa i primi passi nell’umanità di cui è entrato malvolentieri a far parte e un incontro su tutti mi strappa sempre una lacrima.

Il cieco con la semplicità del solitario non vedendo si riconosce nel mostro, ne prova pietà e al contempo gioia per aver trovato un amico a cui insegnare cosa è bene e cosa è male, introducendolo finalmente a quella eterna lotta di cui è ingiustamente vittima.

Fausto Vernazzani

p.s. se vi state chiedendo quale Frankenstein è in copertina, si tratta del Frankenstein di Bernie Wrightson, fumettista geniale tristemente scomparso un anno fa.

3 pensieri su “#VenerdìHorror: i mostri di Frankenstein

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