Ghostland - CineFatti

#VenerdìHorror: Ghostland, il ritorno del martire Laugier

Incidente nella Ghostland di Pascal Laugier

In 24 ore ho dovuto vederlo due volte. Una parte di me non credeva Pascal Laugier fosse riuscito a dirigere qualcosa di stupendo come il suo capolavoro Martyrs, uno dei massimi film del nuovo millennio, un’altra mi diceva che un lavoro così studiato non ero capace di descriverlo con una sola visione.

Non c’è niente di facile in Ghostland – o anche Incident in a Ghostland – un horror che non guarda all’orologio né al mistero. È spietato e sincero, Laugier si fa bastare dodici minuti per descrivere en passant il terrore strisciante in arrivo, tra un cliché e l’altro che farà solo da sfondo angosciante alla graffiante realtà.

Il rifugio in trappola

Sfegatata fan di Lovecraft, la giovane Beth Keller sogna una carriera da scrittrice dell’orrore e legge ad alta voce le sue storie mentre con la madre Pauline e la sorella maggiore Vera viaggia verso la casa di provincia ereditata da una zia defunta e con la passione per le terrificanti bambole di porcellana.

In quella casa avverrà l’incidente del titolo, una Ghostland buia infestata dal passato dove l’unico rifugio a bloccare la verità è il futuro sognato: un orco e una strega sono entrati in casa, serial killer che sterminano famiglie e giocano con le figlie come fossero bambole, orsetti da cullare, torturare e possiamo immaginare cos’altro…

Lividi rigati

Le giovani Emilia Jones e Taylor Hickson recitano col volto tumefatto, lividi e zigomi spaccati, braccia bruciate, diventano un ritratto irriconoscibile da cui Laugier strizza fuori l’umanità con dei pianti terribili. Accetta la realtà strilla Vera all’odiata sorella Beth, urla disperate e che neanche per un secondo nutrono la speranza.

È un atroce tuffo nel futuro, un balzo in avanti negli anfratti mentali dove costruiamo la nostra salvezza o fuga dalle verità peggiori. Nel caso di Laugier una infernale fiaba nera così scura da non riuscire a identificare la malvagità al suo interno. Sono figure buie, archetipi mostruosi che vivono nell’ombra e non vogliono essere guardati.

Il centro dell’universo

Negli abissi dell’universo Lovecraft immaginò Azathoth, il mostruoso caos nucleare origine di tutti i mali e nel suo inverso dentro le profondità della mente Laugier ancora una volta dopo Martyrs legge uno spazio infinito. Si respira, si cresce e vive guardando nel vuoto a occhi aperti e chiudendosi in sé.

Se non scendo nel dettaglio è per evitare spoiler, se non sono chiaro è per evitare la gioia di una prima e una seconda visione di Ghostland. Rovinare il nuovo Laugier agli spettatori sarebbe un crimine, ma chi di voi conosce Martyrs sappia si troverà a un livello di dolore assai simile durante la visione.

Proiezione che sarà però ben diversa dal suo capolavoro. All’estasi divina, alla reverenza e alla pulizia della messa in scena di Martyrs il buon Ghostland contrappone la densità dei dettagli narrativi e visivi, la crudezza descrittiva di un romanzo ottocentesco, pur non scendendo a patti con una storia ricca di spiegazioni.

Ghostland è recitato meravigliosamente dalle due giovani Jones e Hickson, dalla cantante Mylène Farmer – un ruolo difficilissimo nei momenti astratti e pieno di sfumature – ma i veri protagonisti sono le strilla di entrambe le ragazze, delle adulte Crystal Reed e Anastasia Phillips, i pestaggi e le pugnalate. È il sonoro.

Sentire il dolore

Bella la fotografia di Danny Nowak, ma non sarebbe memorabile senza la regia di Laugier, e infatti il comparto tecnico da applaudire insieme al montaggio favoloso di Dev Singh è la squadra del sonoro curato da Steven Ghouti, Matthieu Choux, Vincent Mauduit, e il foley artist Gregory Vincent.

A loro è dovuto ogni scricchiolio e anticipazione, fortunati a non dover collaborare con Laugier sui soliti jump scare, assenti se non quando il regista agli inizi si diverte a giocare lasciando lo spettatore a immaginare quale sarà l’entità avversaria delle Keller.

Chi avrebbe mai pensato che l’aspetto più terrificante di quest’horror franco-canadese sarebbe stato proprio il rifugio mentale di Beth?

Come Lucia nella sua come sempre ottima recensione su Il giorno degli zombie, voglio chiudere invitando tutti a seguire la causa lanciata da Taylor Hickson contro la produzione. Durante le riprese è stata infatti sfigurata in volto, a soli 19 anni. Sui set incidenti come questo non dovrebbero mai avere luogo, soprattutto quando colpiscono persone così giovani, per cui ogni speranza di avere una carriera nel cinema potrebbe sfumare. Per quanto l’infortunio rimarrà per sempre con lei, la Hickson ha comunque espresso dispiacere per quanto questo incidente possa oscurare un film di cui è fiera. L’augurio è che i responsabili, tra cui non figura Laugier, paghino per il loro errore. Per saperne di più vi reindirizzo su Deadline.

Fausto Vernazzani

Voto: 5/5

2 pensieri su “#VenerdìHorror: Ghostland, il ritorno del martire Laugier

  1. Povera crista Taylor Hickson. Per una della sua età e con una carriera lanciata, uno sfregio sul viso è una condanna, soprattutto in un posto come Hollywood. Spero davvero che possa lasciarli in mutande e, soprattutto, continuare a recitare perché in questo film è davvero bravissima.

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    1. Recitare con quel make-up poi, fenomenale. C’è davvero da incrociare le dita per lei, ho visto le foto post-operatorie – e anche pre-operatorie, un squarcio sul volto davvero orribile – ed è una cicatrice davvero ben visibile, sicuro non riuscirà facilmente a trovare lavoro. Si spera Hollywood avrà un minimo di “pietà”, una ferita del genere a 19 anni è pesante e difatti dopo Ghostland da nessuna parte si registra un suo nuovo ingaggio :(

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