Ferdinand - CineFatti

Ferdinand (Carlos Saldanha, 2017)

Non c’è bisogno di prendere Ferdinand per le corna.

Ognuno di noi ha la sua stella danzante, la sua unicità, una inconsapevole grandezza interiore. Per dirla con Nietzsche, è il caos l’esatta essenza in grado di partorire una stella danzante. E quella del toro Ferdinand (a cui nella versione originale dona la voce il wrestler John Cena) è la dolcezza e la sensibilità.

Gli altri tori scalpitano per emulare le gesta dei padri nella Plaza de toros, al giovane Ferdinand interessa piuttosto proteggere il delicato fiore che spunta a bordo recinto. Per questo dai compagni viene schernito. Meglio allora fuggire lontano, rintanarsi in campagna con la sua nuova amica Nina, la figlia di un coltivatore di fiori, e dare libero sfogo alla propria unicità.

Qui nessuno si stupisce dei suoi interessi, anzi li asseconda portandolo ogni anno alla fiera dei fiori locale. Giusto il cane di casa sembra un po’ disturbato da quell’amabile torello che gli ruba il posto d’onore sul divano di casa.

L’atomo e il pregiudizio

Nel film di Blue Sky Studios e Twentieth Century Fox non ci sono le mirabili invenzioni estetiche né il ritmo indiavolato dei prodotti Pixar e Dreamworks, a Carlos Saldanha preme di più insistere sul messaggio della tolleranza e della comprensione.

Proprio come nel cortometraggio Disney del 1938, ispirato a sua volta al racconto del ’36 di Munro Leaf messo al bando nella Spagna franchista e nella Germania nazista e solo dopo la fine del conflitto distribuito ai bambini come simbolo di pace.

In quelle pagine e nei poetici disegni di Robert Lawson, un toro imponente, dall’aspetto minaccioso ma dall’animo sensibile, rifiutava un destino già scritto nell’arena per portare avanti il proprio spirito pacifico contro tutti i pregiudizi.

Un messaggio sempreverde a cui, in questa nuova versione, il regista brasiliano resta fedele, senza  inventare nulla di eclatante ma servendo la storia con dolcezza, pennellandola di colori  caldi e pastosi, che riescono a restituire il caos fragoroso di Madrid e i profumi  intensi e rasserenanti della campagna,  i toni impolverati della stalla e quelli cupi e minacciosi del mattatoio poco distante.

Per grandi e piccini

Il colpo d’ala arriva sul finale con Ferdinand ormai costretto a sfidare il torero nell’arena e nient’altro a cui affidarsi se non il suo animo gentile e la sua integrità. È qui che gli sceneggiatori Tim Federle, Robert L. Baird, Brad Copeland riescono a dare a un film per bambini una coloritura politica decisamente adulta.

Ferdinand è un racconto esile eppure profondo, che parla di identità e diversità, di essere e rimanere se stessi  o almeno provarci. Un racconto che intenerisce e a cui si perdona volentieri qualche ingenuità, a cominciare dalla scarsa personalità dei personaggi secondari, dalla  capretta molesta Lupe al fastidioso trio di porcospini/topolini che ammiccano con triti balletti e vocine alla chipmunks.

Francesca Paciulli

Voto: 2.5/5

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