Fino all'osso - CineFatti

Fino all’osso (Marti Noxon, 2017)

Fino all’osso di una storia difficile.

Il tintinnio delle posate nel piatto sovrasta lo scambio di battute a tavola. Coltello e forchetta si muovono con lentezza studiata. Il cibo, sminuzzato, viene nascosto sotto la lama, mai portato alla bocca. C’è un disegno rituale nella gestualità di Ellen (Lily Collins). Un disegno che la porta a privarsi del cibo e a farne il pensiero fisso attorno al quale far ruotare ogni singola ora del giorno. E della notte. Perché è sempre al cibo che la ragazza pensa quando, al buio, si sfianca di addominali per bruciare calorie.

Dopo un passaggio al Sundance Film Festival Fino all’osso arriva su Netflix per raccontare i disturbi alimentari e il microcosmo di sensazioni, lotte interiori e sacrifici che gli ruotano attorno. A interpretare Ellen, una ventenne che entra ed esce dai centri di cura, è Lily Collins che qualche anno fa nel libro autobiografico Unfiltered raccontò la sua esperienza dell’anoressia e che ha accettato coraggiosamente di buttarsi a capofitto nel progetto cinematografico di Marti Noxon (sceneggiatrice di Buffy l’ammazzavampiri).

Dalla famiglia…

Visibilmente dimagrita e aiutata dal make-up prova a restituire tutta l’ostinazione di una ragazza che non vuole affrontare la malattia ma che sembra crogiolarsi nei suoi rituali per punirsi (alcuni suoi disegni in rete potrebbero aver spinto al suicidio una sua giovanissima follower) e punire gli adulti distratti (il padre Jack, di cui non vediamo mai il volto) insensibili (la matrigna Susan/Carrie Preston) e incapaci di starle accanto (la madre, trasferitasi a Phoenix con la nuova compagna).

Solo la sorellastra Kelly sembra capirla e accettarla per quello che è. Diversamente da Susan che, con apparente noncuranza, consiglia a Ellen di tentare l’ultima spiaggia della comunità del dottor William Beckham (uno sciatto Keanu Reeves) medico che con metodi anticonvenzionali segue gli adolescenti affetti da disturbi alimentari lasciandogli il potere di decidere delle proprie azioni.

..alla comunità

Gli spazi di quella che sembra una grande casa-famiglia sono tutti aperti: non ci sono porte (così nessuno deve nascondersi per vomitare, né correre in tondo per le stanze per bruciare calorie) ma punti da totalizzare se ci si comporta secondo determinate regole.

Ed è qui che iniziano i problemi, nella pacifica comune del dottor Beckham. Non per Ellen ma per Fino all’osso che risulta meno profondo di un qualsiasi episodio di The O.C. e che riduce i personaggi a figurine stilizzate. C’è la bella ragazza incinta (Leslie Bibb) che finisce per arrendersi; la ragazzina che nasconde il sacchetto del vomito sotto il letto; la “regina dei minipony” costretta all’alimentazione forzata a cui vengono dedicati pochi fotogrammi.

Nel mezzo c’è l’ovvietà

Ma a impensierire è soprattutto la figura del dottor Beckham, a cui vengono messe in bocca battute di imbarazzante ovvietà – Ti stai negando la possibilità di vivere. Affronta la vita di pettoNon ha moglie, né figli, quindi qual è la sua droga? gli chiede Ellen durante una seduta/chiacchierata. Il mio lavoro, risponde lui. Le donne di solito vogliono passare del tempo con chi frequentano.

Manca solo l’abbraccio consolatorio tra medico e paziente e poi avremmo proprio tutto. Per non parlare del metodo poco ortodosso che il medico applica con i ragazzi, di cui scopriamo ben poco: tutto sembra ridursi a una gita rinfrescante sotto gli zampilli di una fontana e al semplice viviti e da solo potrai guarire.

L’unico personaggio a cui la regista rende giustizia è quello di Luke (Alex Sharp) un ex ballerino del Jersey Ballet. Luke ed Ellen, anche qui in modo alquanto prevedibile, entrano in contatto prima battibeccando e poi avvicinandosi. Luke in realtà la conosce già, la seguiva sulla rete e ne è innamorato. Lei però teme di esporsi. Due fragilità che si incontrano e da cui forse potrà sbocciare una rinascita. Prima però Ellen/Eli (eh sì, perché il dottorino le dice anche che può scegliersi un nuovo nome) dovrà fuggire e affrontare la madre in un tardivo ritorno al ventre materno.

Francesca Paciulli

Voto:  2/5

2 pensieri su “Fino all’osso (Marti Noxon, 2017)

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