Spider-Man: Homecoming - CineFatti

Spider-Man: Homecoming – Che c’è di nuovo?

Niente di nuovo sul fronte ragnatele per Spider-Man: Homecoming.

Cominciò Sam Raimi nel 2002 con Spider-Man, proseguì nel 2004 e nel 2007 per vedersi infine la strada sbarrata e riaperta da Marc Webb nel 2012 e nel 2014 col suo The Amazing Spider-Man, un clamoroso buco nell’acqua che diede a Jon Watts il permesso di traghettare Peter Parker dalla Sony al MCU con Spider-Man: Homecoming nel 2017.

Firmato il patto col diavolo (=Walt Disney Pictures) di colpo Peter Parker ha una storia nel MCU: è apparso prima in Iron Man 2, poi c’è un riferimento in Ant-Man, è entrato nel tessuto dell’unico universo condiviso vivo e in forma in tempo per rubare lo scudo a Capitan America in Civil War. Ma con un passato cinematografico simile sorge spontanea la domanda: che c’è di nuovo in questa ennesima variazione sul tema?

Una famiglia allargata

Quando sei il sedicesimo film del Marvel Cinematic Universe e al contempo il settimo con protagonista l’Uomo Ragno devi porti delle domande in fase di produzione, soprattutto come fare a rendere interessante o a dare una parvenza di novità a un film con fin troppi parenti stretti e uno schema abusato nel corso degli ultimi otto anni.

In tutta franchezza, Kevin Feige e il regista Jon Watts (e uno stuolo di sei sceneggiatori) sembrano essersi preoccupati ben poco di questo aspetto. Spider-Man: Homecoming ha come unica preoccupazione l’aggancio col MCU, sia coi personaggi di Tony Stark/Robert Downey Jr. e Happy/Jon Favreau, sia nella forma del sogno di fare parte degli Avengers.

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Avengers, Avengers ovunque

L’intera storia di Peter Parker/Tom Holland ruota difatti intorno a loro, partendo dalla genesi del villain Vulture/Michael Keaton, a capo di un gruppo di “operai spazzini”, ladri di materiale alieno rimasto sulla Terra dopo i disastri di cui gli Avengers si sono resi protagonisti, con cui c’è un’ovvia rivalità che rimanda alla Civil War.

Il piccolo uomo schiacciato dalla devastazione, dai favoritismi di cui godono gli Avengers e da una burocrazia che guarda di sbieco i suoi supereroi e calpesta chiunque altro. Un gioco di potere che portò gli USA a cercare di controllare gli Avengers in Civil War, di cui Spider-Man: Homecoming è un sequel giovanilistico uscito per direttissima.

Niente C’era una volta zio Ben sul marciapiede, per fortuna ai Marvel Studios hanno optato per lasciare in pace il marito di zia May/Marisa Tomei. Scelgono piuttosto un rapido montaggio del video-diario di Peter Parker girato durante il suo viaggio verso Berlino, dove il “bimbo ragno” avrebbe fatto la sua prima apparizione nel MCU.

Uno Spider-Man piccolo piccolo

Possiamo individuare qui, forse, l’unica novità di Spider-Man: Homecoming, ovvero la giovanissima età di Peter Parker, ragazzino di quindici anni alle prese con la vita da ragazzino oltre alle avventure in volo per le avenue di New York City. Lo so, ora starete pensando che in realtà tutto questo c’era già (e anche meglio) in ogni Spider-Man.

Avete ragione. The Amazing Spider-Man si fregiò del suo ritorno all’originario Peter nerd, scolaretto con una cotta per la bella Gewn Stacy e Sam Raimi ci mostrò tutto il percorso da alunno a freelance per il Daily Bugle. La differenza? È nel corpo, Tom Holland, pur avendo girato Homecoming a circa 19 anni, è il più giovane del trio.

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Moondance

Si esaurisce però in fretta anche questa novità e se pure la Marvel/Disney sarà riuscita nel suo obiettivo di agganciare il pubblico di più giovani al nuovo Spider-Man iper-tecnologico, grazie alla tuta disegnata da Stark, non è riuscita affatto nell’intento di provare a essere nuovo, diverso, originale come tutta la ultima frase MCU.

Dal mio personalissimo punto di vista passato Ant-Man alla Marvel sono al lavoro per portare piccole forti innovazioni o passi in avanti di qualsiasi genere: Ant-Man è una commedia pura prima di essere azione, Civil War scarta le armete di disposable CGI, Doctor Strange è uno studio eccellente dei VFX e Guardiani della Galassia Vol. 2 è la Himalaya del cinematic universe ideato da Kevin Feige.

La tarantella di Watts

È chiaro come il MCU cercò di pizzicare la corda giusta col sostegno di registi dalla visione personalissima e Jon Watts arriva tra James Gunn e Taika Waititi come una rovina vivente. Ricorda quando si affidarono a Louis Leterrier e Joe Johnston, ma almeno loro avevano un’esperienza solida anche se poco entusiasmante.

Watts ha il piglio del solito ignoto del Sundance, balla la tarantella davanti a uno squadrone di esperti della breakdance. Ha uno scheletro arruginito il nostro Homecoming e non si sa per quanto ancora potrebbe reggere, dunque speriamo in un seguito avanzato rispetto a questo esordio. Magari senza Jon Watts alla regia.

In sostanza in Spider-Man: Homecoming non c’è nulla di nuovo eccetto Tom Holland. In confronto ai suoi predecessori ha entusiasmo e carisma da vendere, ma dell’intero cast è l’unico a lasciare il segno (perdonami Marisa Tomei). Keaton per quanto sia bravo è costretto nei panni del classico villain Marvel, quello che vorremmo fosse superato.

Nota positiva? Quella che citeranno tutti, il riarrangiamento di Michael Giacchino del tema della serie animata di Spider-Man. Un tocco fantastico!

Fausto Vernazzani

Voto: 3/5

5 pensieri su “Spider-Man: Homecoming – Che c’è di nuovo?

  1. Non sono un fan di Spidey né tanto meno della Marvel (a fumetti o al cinema), quindi non strepito per vedere questo film: mi incuriosisce però le recensioni contrastanti che sto leggendo. Essendomi visto tutti i precedenti – compresi i film degli anni Settanta! – questo Spidey me lo vedrò, prima o poi, e tornerò magari a dirti se ti condivido ^_^

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    1. Quelli a fumetti ogni tanto provo a leggerli, soprattutto i classici, ma ancora non riesco a farmi prendere! Al cinema è una passione per il lato produttivo, uno dei più grandi capolavori dell’ultimo decennio. Questo Spidey però non è un granché, sfizioso e divertente, ma se non ami i film Marvel probabilmente non amerai neanche questo visto che tutto ciò che cerca di fare è dimostrare di esserlo :)

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      1. Essendo l’unico genere cinematografico che sembra andare bene, per curiosità lo vedrò, quando capiterà. Che la centesima replica delle origini di un personaggio di 50 anni fa riesca ancora a guadagnare qualcosa è un fenomeno che andrebbe studiato :-P

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