Shin Godzilla - CineFatti

Shin Godzilla: come rinasce un mostro

Da Godzilla a Shin Godzilla: evoluzione di un dio mostruoso.

È sempre il logo della Toho Animation a brillare prima che Gojira si sollevi su Tokyo. Ma tutto cambia, il mostro compreso, che nel terzo reboot dell’eterno franchise avviato da Ishirō Honda diventa Shin Godzilla: un nuovo dio.

Resta invece costante il legame con la memoria del dramma collettivo: a Hiroshima si affianca Fukushima. Due disastri diversi, due tragedie distanti nel tempo riavvicinate dall’incubo del nucleare, dal suo spettro letale e incontrollabile.

Solo le sue conseguenze sono visibili (oltre che irreversibili) e i giapponesi lo sanno meglio degli altri. Così riconvocano Gojira nel loro immaginario e lo riplasmano per rimettere ordine fra le cose. Mostrando il mostro, a differenza di quanto provò a fare (fallendo) Gareth Edwards qualche anno fa.

Shin Godzilla

Neon Genesis Godzilla

Alla regia del 31° film del franchise (il 29° prodotto dalla Toho) troviamo almeno un nome illustre: Shinji Higuchi Hideaki Anno. Qualcuno ricorderà il primo per Attack on Titan (2015) e il secondo per l’assolutamente straordinario Neon Genesis Evangelion, di cui Shin Godzilla reca traccia fra le note della sua potentissima soundtrack, firmata dallo stesso Shirō Sagisu che musicò la serie animata.

L’effetto reboot si estende anche e inevitabilmente alla dimensione sonora, dall’inconfondibile ruggito della creatura ai temi originali composti da Akira Ifukube e variamente rielaborati da Sagisu per l’occasione, cui va a unirsi la fedelissima riproduzione di numerose inquadrature (su tutte i PP del mostro).

Ed ecco svelato il maggior pregio del lavoro di Higuchi e Anno, quella capacità di far rivivere l’antico (e il fatale afflato di nostalgia che si ritrova a nutrire) senza renderlo sterile, attraverso una vera e ben calibrata riscrittura dei suoi concetti portanti.

“Bisogna convivere con Shin Godzilla”

La non sempre superficiale ingenuità della sceneggiatura, eccedente di spiegazioni e sottolineature didascaliche, riesce nell’operazione di presentare il dio Godzilla sia al vecchio che al nuovo pubblico.

In Shin Godzilla scienza e politica collaborano quasi alla pari per confermare al mondo e al Giappone un’immagine di potere in grado di gestire le emergenze, che non abbandona la nave quando affonda – come ben sintetizzato dalla figura dell’orgoglioso Primo Ministro – ma si impegna a trovare nuove soluzioni che non rinnegano – perché non possono più – la natura di irrevocabilità degli eventi tragici ai quali l’uomo e il potere stesso hanno concorso.

Così il pericolo viene congelato, reso finalmente concreto e verificabile in attesa delle sue prossime e ineluttabili evoluzioni. L’umanità guarda a Gojira nella piena consapevolezza di dover convivere con il futuro mostruoso che incarna. Con l’enormità delle conseguenze dei fatti umani, che pesano sul destino della civiltà allo stesso modo in cui la sagoma imponente di Shin Godzilla domina la baia di Tokyo, perfettamente a metà strada fra cielo e terra.

Il suo nuovo cammino è solo all’inizio e va seguito, dal 3 al 5 luglio 2017 nelle nostre sale grazie a Stardust QMI in collaborazione con Dynit e Minerva Pictures.

Francesca Fichera

Voto: 3.5/5

3 pensieri su “Shin Godzilla: come rinasce un mostro

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