I Am Not Madame Bovary - CineFatti

I Am Not Madame Bovary (Feng Xiaogang, 2016)

I Am Not Madame Bovary, un capolavoro per ghermirci e incatenarci sulle poltrone.

Viaggiare in direzione opposta alla Udine del meraviglioso Far East Film Festival è una vera sofferenza. Se ne può calcolare la massa osservando con cura il calendario dei giorni svuotati dalla nostra presenza al Teatro Nuovo Giovanni, una serie di eventi di primo livello, ospiti di altissima qualità e pellicole che più attese non si può.

Giorni di un futuro passato

Il festival ha avuto la sua conclusione con la vittoria (graditissima) di Close-Knit, ma dalla nostra partenza ci sono state due proiezioni di altrettanti restauri che meritano almeno una menzione: il capolavoro di Fruit Chan Made in Hong Kong in versione 4k e il classico di Seijun Suzuki La farfalla sul mirino, film del maestro giapponese scomparso lo scorso 17 febbraio a Tokyo all’età di 93 anni.

Sono stati anche i giorni della Hong Kong odierna con ospiti del calibro di Eric Tsang e del regista Herman Yau venuto a presentare ben due lavori, l’action con Andy Lau Shock Wave e il suo ultimissimo horror con Anthony Wong The Sleep Curse. La Corea aveva invece ancora da sfoggiare i thriller Confidential Assignment e Fabricated City!

Il GRANDE Feng Xiaogang

Tuttavia il peso dei film raccolti nei giorni dal 21 al 26 aprile è elevatissimo, soprattutto grazie alla nostra penultima proiezione, quella di I Am Not Madame Bovary del regista Feng Xiaogang, premiato con il Gelso d’Oro alla carriera. Lo Steven Spielberg d’Asia? No, Sabrina Baracetti ci tiene a ricordarlo come “il GRANDE Feng Xiaogang”.

Ne ha di ragione da vendere: l’autore di blockbuster come Aftershock e Back to 1942, oltre a una lunghissima serie di commedie di successo, ha girato un capolavoro. Un’opera personale che non regge il solito insipido confronto coi nostri beniamini degli Stati Uniti. Feng Xiaogang con I Am Not Madame Bovary per noi entra nella Storia.

Io non sono Pan Jinlian

Una struccata e imbruttita Fan Bingbing è Li Xuelian, giovane donna di una lontana provincia della Cina, decisa a entrare in causa con suo marito a causa di un falso divorzio che vorrebbe riconosciuto per poter realmente divorziare da lui. Il motivo è uno degli insulti più gravi pensabili, Li è stata chiamata Pan Jinlian.

Secondo un vecchio racconto esposto in apertura (lo trovate nel video qui sotto) Pan Jinlian fu traditrice e assassina di suo marito, una donna infida con cui nessuna vuole esser mai paragonata per evitare di avere il proprio onore macchiato a vita. Li Xuelian non può in alcun modo vivere senza che il suo nome sia ripulito dall’offesa.

Le mille teste dell’Idra

Rivolgersi allo Stato, affrontare la macchina della giustizia della Repubblica Popolare della Cina, è l’unica scelta possibile, . Un mostro dove la burocrazia regna sovrana, incontrastata e sorda alle esigenze di una piccola contadina come la nostra protagonista – “Meglio un contadino che un funzionario crudele” viene detto. Dalla corte provinciale a Pechino l’Idra non vede oltre il proprio naso e finisce col maneggiare le disgrazie dei cittadini senza guanti, incurante del rischio di mandarle in frantumi.

Così la minuscola richiesta di Li Xuelian striscia sotto gli occhi della capitale: per dieci anni vaga dal villaggio a Pechino attirandone l’attenzione, causando rumore, eppure senza mai incontrare comprensione. Tra la rete delle istituzioni e l’offesa impossibile da lavar via si stende il percorso da tragicommedia in cui la nostra Li è costretta.

Una donna nel Neo-classico

Al di là di una storia dai feroci risvolti sociopolitici, dove il popolo e le classi vivono da vittime di un sistema dimentico di quel Popolare che caratterizza la Repubblica, Feng Xiaogang rivoluziona il linguaggio rievocando la pittura classica cinese e inscrivendo le disavventure di Li Xuelian in un cerchio.

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Escluse le prime scene a Pechino dove la forma della pergamena – lo strumento delle amministrazioni – prende il sopravvento, il Cerchio è la maschera attraverso cui spiamo dei momenti sempre più inquietanti, dolorosi, terrificanti. I Am Not Madame Bovary versa lacrime amare in stile neoclassico , è un elegante pugno nello stomaco che mostra il progressivo e verghiano cedimento di una donna fra le catene del ruolo sociale affibbiatole.

Il cerchio di stringe

In quell’ambiente circoscritto Fan Bingbing esplode in una bravura di cui non eravamo mai stati testimoni nella sua filmografia, si dimenticano gli orrori indicibili di Lady of the Dinasty e la sua inutile presenza in Skiptrace. Regge il tono da tragedia sin nella sua più drammatica conclusione, dove la commedia è l’ennesimo insulto al dolore.

L’esperienza di Feng Xiaogang nel cinema leggero è l’arma definitiva a cadere sul capo di Li Xuelian. Chiama una risata di pancia a cui il cuore dello spettatore può solo rispondere con un pianto sommesso, si strozza in gola mentre gli occhi continuano a essere incantati dalla assoluta perfezione stilistica del profilmico inscritto nel cerchio.

La sordità uccide

I Am Not Madame Bovary solo all’apparenza non chiede in pegno una vita. Il finale, allargato alla ratio normale, riporta alla realtà lo spettatore con un colpo di scena capace di frantumare il pubblico come vetro sul pavimento. È un colpo di grazia che richiama a un diktat politico disumano cui la Cina per anni ha dovuto sottostare.

L’incapacità di ascoltare delle Istituzioni può a tutti gli effetti macchiarsi del crimine più grande. Feng Xiaogang, come da tradizione revisionista della Cina culturale, riesamina un momento storico scavando nel suo angolo più buio e recondito e dipingendo con la macchina da presa una delle storie femminili più strazianti di cui abbiamo memoria.

Fausto Vernazzani

con la collaborazione di

Francesca Fichera

Voto: 5/5

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