Dialoghi sul Cinema, Ghost in the Shell - CineFatti

Dialoghi sul Cinema – Mamoru Oshii all’alba di Ghost in the Shell

Mamoru Oshii alle prese con la tecnologia e le origini di Ghost in the Shell.

C’è chi lo ha atteso senza paura e chi Ghost in the Shell lo ha insultato sin dall’inizio. Stiamo ovviamente parlando della ormai chiacchieratissima versione USA diretta da Rupert Sanders, il responsabile dell’orribile Snow White and the Huntsman. Non un gran curriculum.

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Per addolcire l’amaro boccone – o il contrario, lo scopriremo solo nelle sale a partire da oggi – abbiamo dunque pensato di tornare indietro, alla genesi del Ghost in the Shell cinematografico. Classe 1995, diretto dal leggendario Mamoru Oshii, incredibile regista nipponico.

Così siamo andati a recuperare una sua vecchia lunga intervista all’edizione 2014 del Toronto International Film Festival (la trovate proprio qui in fondo all’articolo) dove presentò il suo ennesimo adattamento per il cinema di Patlabor, e dove ovviamente parlò di Ghost.

Da dove viene la tecnologia?

Qual è il rapporto di Oshii con la tecnologia è una domanda interessante e la risposta, pur nella sua brevità, dato il peso della questione, riesce a essere più che esaustiva.

Quando ero un bambino, sapete, il Giappone aveva appena perso la guerra, l’intera nazione era molto povera. A quel punto arrivarono nelle case televisori, congelatori e in qualche modo questo fu il periodo in cui comprammo automobili, in cui ci si poteva permettere di acquistare biciclette per i propri figli. L’arrivo di queste nuove macchine preannunciò un futuro migliore e da allora i giapponesi hanno sempre avuto un’immagine di felicità legata a questi apparecchi e alle nuove tecnologie.

Fino a un certo punto ho sentito che la tecnologia fosse per me qualcosa di meraviglioso e fondamentalmente la penso ancora così. Sono convinto che identificare la tecnologia con una minaccia o un danno per la gente o l’uomo in generale è un’estremizzazione. È importante capire che la tecnologia non è qualcosa di esterno agli uomini, bensì interna. Che vi piaccia o no, semplicemente non potete vivere senza tecnologia.

L’incontro col Maggiore

Al che, messo Patlabor da parte, arriva l’ovvia domanda: cosa lo attirò verso Ghost in the Shell? Quand’è che vi fu il fatale scambio di sguardi che avrebbe per sempre cambiato la carriera di Mamoru Oshii, permettendogli di essere accolto nel Valhalla dei Registi?

Io in realtà ho diretto due film di Patlabor e guadagnato un sacco di soldi. Con quei guadagni comprai una casa lontano da Tokyo, nascosta tra le montagne. Stavo giusto andando a vivere lì col mio cane per il resto della mia vita. All’incirca sei mesi dopo ho realizzato che non avevo soldi. Scrissi il mio prossimo progetto e lo portai alla Bandai Visual. Quando arrivai il produttore della Bandai Visual mi portò al secondo piano del ristorante di sushi dell’edificio. Per farvi capire, il secondo piano in un ristorante di sushi è un posto speciale. È un luogo intimo dove parlare in segreto, quindi non è una cosa buona quando un produttore ti porta al secondo piano di un ristorante di sushi. Non appena iniziai a prendere il mio progetto il produttore tirò fuori dalla borsa il suo e subito me lo diede. Era il fumetto originale di Masamune Shirow. Disse: “Lo fai tu”. Quindi, dovetti farlo.

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Ah, comunque il progetto che portai con me per il produttore fu successivamente realizzato come Jin-Roh. Se avessi fatto Jin-Roh all’epoca oggi probabilmente non sarei qui. Il modo in cui i cineasti incontrano i propri film e progetti spesso assomiglia a questa storia. Quindi, per ribadire: avevo bisogno di soldi e non ebbi altra scelta che farlo. E giusto perché voi lo sappiate, Ghost in the Shell non fu mai un successo in Giappone. Non avrei mai immaginato che sarebbe stato così importante in Nord America ed Europa. La mia vita cambiò “leggermente”, giusto un pochino.

Eroi dimenticati

Una storia forse poco romantica rispetto ad altri grandi epici racconti dietro la genesi di grandi capolavori della storia del cinema. Dietro questo aneddoto siede però una verità ancora più grande: se Mamoru Oshii è stato il Maestro dietro la “macchina da presa” che ha reso Ghost in the Shell uno dei cult più influenti della storia del cinema contemporaneo, chi davvero ne è stato autore fu quel produttore che individuò in lui la persona giusta per realizzarlo.

Un manga complicato

Volete sapere sapere cosa pensò Oshii del manga di Shirow?

Lo avevo già letto prima che me lo desse. Era interessante e molto difficile. Dopo che mi disse di realizzarlo dovetti rileggerlo altre venti volte. È un manga molto complicato. Pensai che il mio lavoro da regista fosse di trasformare un libro complesso in un semplice film. Non fu poi così difficile farlo perché l’obiettivo era proprio lì.

Se volete sentire il resto del racconto, ecco l’intervista integrale:

Fausto Vernazzani

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