Occhi di Laura Mars - CineFatti, Recensione

Occhi di Laura Mars (Irvin Kershner, 1978)

Faye Dunaway ha gli occhi di Laura Mars – di Francesca Paciulli.

Set fotografici come scene del crimine e modelle ritratte come vittime. È con questi scatti patinati e provocatori che Laura Mars (Faye Dunaway), affermata e affascinante fotografa di moda, raggiunge la fama.

Bellezza e provocazione fanno vendere e Laura Mars diventa il nome da invitare alle feste più esclusive e agli eventi di grido. Quando, assediata da giornalisti, manager e adulatori, si aggira elegante tra tanti volti per lei privi di significato, i suoi occhi però sono assenti, impenetrabili.

I tuoi occhi sono fonti, nelle cui silenziose acque serene si specchia il cielo. Parola di William Shakespeare. Chissà se lo avrebbe pensato anche osservando gli Occhi di Laura Mars: due specchi torbidi spalancati sull’orrore. La fotografa nasconde un segreto: da tempo ha delle inquietanti visioni di omicidi mentre stanno accadendo. E le vittime sono proprio i suoi colleghi e le mannequin delle sue foto.

Da un’idea di John Carpenter

Era il 1978 quando il soggetto originale di John Carpenter iniziava la sua avventura per trovare forma e sostanza. La sceneggiatura in originale si chiamava Eyes e, in effetti, tutto ruota attorno allo sguardo. Dello spettatore che osserva e cerca di scoprire chi sia l’assassino (l’ex marito alcolizzato di Laura, il suo manager, il disincantato e protettivo detective di polizia Neville Tommy Lee Jones?) e della protagonista che, nelle sequenze più coinvolgenti e riuscite, ci offre la soggettiva dell’assassino proprio attraverso i suoi occhi.

A dirigere Occhi di Laura Mars doveva essere lo stesso Carpenter che però abbandonò per dissensi con la produzione (lo script fu acquistato dalla Columbia) e passò la mano allo sceneggiatore David Zelag Goodman. La regia fu invece affidata all’ex fotografo di moda Irvin Kershner che di lì a poco sarebbe stato scelto da George Lucas per dirigere L’Impero colpisce ancora.

E che con questo giallo paranormale, inquietante e morboso al punto giusto, svolge il suo compito con mestiere, affidandosi al fascino altero e misterioso di Faye Dunaway (per Newsweek “nuovo ideale di donna americana”) e reggendosi sull’idea iniziale di Carpenter.

Quest’ultimo fu richiamato verso la fine delle riprese per contribuire al finale, ma rifiutò perché impegnato in quegli stessi giorni nella realizzazione di un altro horror che avrebbe decisamente lasciato il segno, Halloween – La notte delle streghe.

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