Sully - CineFatti

Sully (Clint Eastwood, 2016)

Sully è la nuova biografica voce patriottica di Clint Eastwood.

Clint Eastwood è una persona anziana e la sua carriera da regista lo riflette: in 10 anni solo due film non hanno per protagonisti persone realmente esistite e solo uno non è ispirato a fatti realmente accaduti (Gran Torino). Con l’età si sta rivolgendo sempre più al passato, anche se recente come American Sniper e Sully.

Il ricordo della sua esistenza si basa su eventi storici da rileggere (J. Edgar), operazioni nostalgia (Jersey Boys) e l’ammirazione per personaggi contemporanei come il cecchino Chris Kyle e il Capitano della U.S. Airways Chesley “Sully” Sullenberger, protagonista della sua ultima pellicola, ora nelle sale italiane.

Un eroe dei nostri tempi

A differenza di tanti altri suoi protagonisti, Sullenberger è un eroe armato solo della sua posizione: il 15 gennaio 2009 salvò 155 passeggeri improvvisando un ammaraggio di fortuna nel fiume Hudson di New York City dopo aver perso il controllo di entrambi i motori a una quota bassissima a causa di un bird strike.

La sua manovra fu eccezionale, una sola persona con una lieve ferita, un’assistente di volo, e niente più. La storia di Sully si ferma qui, una buona notizia per i cieli di una metropoli ferita nel profondo dal 9/11, ma il buon Clint Eastwood quando vuole sa scavare a fondo e trovare ovunque un motivo ulteriore d’applauso.

Gli eroi interpretati da Tom Hanks e Aaron Eckhart (il co-pilota Jeff Skiles) non hanno solo salvato 155 persone: hanno compiuto il loro dovere senza esitazioni, così come i 1200 first responder accorsi sull’Hudson e sulle sue rive per prendersi cura dei passeggeri. Fare il proprio lavoro può essere un atto eroico di cui essere fieri.

Una storia dal fascino effimero

Chi potrebbe mai dare torto a Clint Eastwood su questa sua elaborata affermazione? Tuttavia quei 208 secondi di panico allungati dal regista per trarne un film di neanche 90 minuti pur essendo fonte di momenti cinematografici assai eleganti e belli da un punto di vista estetico, non risuonano più di tanto nel tempo.

Sully è un film impeccabile, ma, come si dice in modo informale, è tutto a posto e niente in ordine. Hanks dà un’interpretazione nei suoi standard – elevati rispetto alla media – e non dà spazio a nessun’altro, se non Eckhart per qualche occasionale battuta, per il resto sembrano esserci solo poche immagini rilevanti.

Eastwood è un uomo che il mestiere lo conosce da cima a fondo, è uno che “fa il suo lavoro”, come Sully, però proprio stavolta sembra avesse davvero poco da dire e se non fosse per il budget magari non avremmo neanche quel poco di affascinante da osservare. Sully sparisce dalla memoria non appena si esce dalla sala.

Normalità diverso da mediocrità

Non per questo il pollice punterà verso il basso. La normalità non è la mediocrità e Sully, anche se non merita di essere braccato nei cinema come altri Eastwood, se vi capiterà di vederlo avrà tante cose con cui appassionarvi: il montaggio di Blu Murray, i piloti baffuti, il paesaggio di New York dall’alto e via dicendo.

Possiamo approfittare però di Sully per ricordarci come “memorabile” e “capolavoro” non debbano essere le uniche due parole che ci saltano alla mente ogni volta che andiamo al cinema, un film può essere un’apprezzabile finestra sul mondo senza dover per forza avere il golfo di Napoli o Palazzo Vecchio dall’altra parte.

Per cui, se in dubbio, andate pure al cinema a vedere Sully – Eastwood e Hanks non sono due fessi di passaggio, anche se l’anno scorso avemmo col secondo lo stupendo Il ponte delle spie -, godetevi un film discreto nel relax più totale e senza l’ansia data dalla collisione tra il pessimo e il meraviglioso che affligge troppi spettatori.

di Fausto Vernazzani

Voto: 3.5/5

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