Westworld: 5 Serie Tv per prepararsi all'evento - CineFatti

Westworld: 5 serie tv per prepararsi all'evento

Cinque consigli seriali per godersi al meglio Westworld, la serie evento targata HBO – di Fausto Vernazzani.

Spuntano nuovi serial come funghi, le emittenti televisive di tutto il mondo figliano peggio di un branco di conigli dopo una cena a base di ostriche e peperoncini. Nessuna serie tv però nasce dal nulla, hanno tutte delle origini, non solo letterarie, cinematografiche o antenati da rifare, ognuna ha dalla sua un punto di partenza da rintracciare nei suoi predecessori. Anche Westworld.

Il prossimo 2 Ottobre la HBO lancerà il suo nuovo e attesissimo pezzo da novanta, la serie Westworld – Dove tutto è possibile, ispirata dal film cult di fantascienza del compianto scrittore e regista Michael Crichton. A idearla Lisa Joy e un nome da amare e venerare, Jonathan Nolan, con produttori esecutivi J.J. AbramsBryan Burk.

Insomma la crème de la crème del sci-fi televisivo si riunisce per uno show con protagonisti uomini che giocano a Dio (Anthony Hopkins) e Intelligenze Artificiali (Evan Rachel Wood), giocattoli al servizio delle perversioni e dei desideri degli umani, in un mondo che imita la magica frontiera USA, il Far West.

Ma quali sono i serial su cui Westworld costruisce la sua caccia all’audience? Eccole qui, cinque serie tv che hanno trattato il tema delle intelligenze artificiali, chi dal primo all’ultimo episodio e chi invece solo in alcuni, comunque sufficienti a lasciare un segno nella storia delle A.I. televisive. Prepariamoci a un Ed Harris fumante come Yul Brinner!

Yul Brinner ne Il mondo dei robot - CineFatti

Äkta människor

Programmati per lavori pesanti, ripetitivi, per aiutare nelle faccende ci casa. Gli hubot sono guidati dai Protocolli di Asimov nella realtà parallela della serie svedese Real Humans, ma nessuno di loro avrebbe dovuto essere programmato per iniziare a sviluppare una personalità, dei desideri.

Dovevano essere solo dei fantocci, divisi tra l’amore e l’odio di tecnofobi e padroni soddisfatti. La serie di Lars Lundström, possiamo assicurarlo, non è un progettino patinato e privo di pathos, è un gioiello straordinario.

Negli USA ora lo conoscono come Humans, remake della AMC, ma è l’originale la vera perla da osservare, perché è proprio in quel mondo perfetto della Svezia parallela, quella regia luminosa a caratterizzare Äkta människor come uno dei più belli e importanti prodotti seriali europei.

Chi vuole parlare di A.I. e serialità, oggi non può farlo se non si è prima avvicinato a Real Humans e ai suoi androidi dagli occhi chiari e la pelle perfetta. Fate attenzione che l’assuefazione è dietro l’angolo, non riuscirete a farne a meno.

Person of Interest

Sul trono lasciato vuoto da Fringe troviamo lei, Person of Interest, uno dei migliori serial in assoluto. Scritta da Jonathan Nolan, inizia come un comune procedurale con un pizzico di sci-fi e un colossale desiderio di fare critica sociale e politica.

I nostri protagonisti sono, infatti, un ex-agente della CIA (Jim Caviziel) reclutato da un misterioso miliardario (Michael Emerson), geniale inventore di un’intelligenza artificiale capace di calcolare l’approssimarsi di un omicidio o un attacco terroristico da forze straniere o interne attraverso una sorveglianza a tappeto.

All’oscuro del governo che controlla la Macchina per scopi di difesa internazionale, l’improbabile duo lotta per salvare persone comuni dal loro destino.

Ma Person of Interest nelle sue cinque stagioni non si è limitato a indagini episodiche, no, poco alla volta la Macchina è diventata la vera protagonista di una lotta tra “divinità greche”, Intelligenze Artificiali in guerra tra loro. Nolan con Person of Interest è andato oltre gli stereotipi, ha sfondato il sottile strato di ghiaccio superficiale e ha scavato a fondo nel tema delle I.A.. Perfetta.

Star Trek: The Next Generation

Star Trek ha trattato praticamente ogni tema possibile della fantascienza dal 1966 a oggi, ma la Next Generation avendo il Data di Brent Spiner tra i protagonisti ha potuto giocare molto con le I.A., in particolare in un episodio: La misura di un uomo.

Più volte la Federazione ha cercato di mettere le mani su Data per replicare il miracolo del Dr. Noonien Soong, ma mai con l’insistenza del Comandante Bruce Maddox (Brian Brophy), desideroso di scoprire i segreti del suo cervello positronico.

Tuttavia la cosa non è facile come sembra, Data ha un corpo e un’intelligenza artificiale, ma anche una vita, memorie, personalità e spetterà proprio a Jean-Luc Picard (Patrick Stewart) provare davanti a un giudice quale sia la vera natura del suo amico androide: è una nuova forma di vita oppure solo un insieme di ingranaggi e chip?

L’episodio non brilla per la regia, ma la sceneggiatura di Melinda M. Snodgrass pone con estrema semplicità alcuni aspetti cruciali imprescindibili.

Ai confini della realtà

Prima stagione, episodio The LonelyJack Warden è Corry, un prigioniero condannato all’isolamento su un corpo celeste sperduto, dove l’unica compagnia sono i corrieri a cui è concesso di restare solo un paio di minuti.

Pietà e compassione spingono Allenby, il comandante, a lasciargli un carico speciale per aiutarlo a reggere l’insostenibile solitudine: un androide femmina. Col passare del tempo Corry vivrà la presenza dell’androide Alicia come fosse un essere umano, come se fosse la sua compagna.

I risvolti dell’episodio sono tragici come spesso accade in Ai confini della realtà, quanto basta per spingere il telespettatore a porsi delle domande: cosa rende umano un oggetto artificiale, siamo noi stessi o è qualcosa all’interno di quei corpi meccanici?

Bastano 20 minuti per centrare il bersaglio. Da vedere anche The Mighty Casey, stavolta una commedia, storia di un battitore robot a cui manca solo un cuore per farlo rientrare nei criteri di selezione della Lega del Baseball. Cosa accadrà quando a Casey verrà dato un cuore, lo lasciamo scoprire a voi.

Almost Human

J. H. Wyman aveva l’occasione di creare un prodotto di intrattenimento duraturo, ma ha incontrato 2 ostacoli: il canale produttore, la Fox, nota sterminatrice di serial sci-fi, e la banalità.

Creata come un buddy cop, è la classica storia di un agente di polizia burbero (Karl Urban) affiancato da ciò che odia di più, in questo caso un androide (Michael Eeley), partner d’obbligo per ogni membro delle forze dell’ordine in questo futuro iper-tecnologico. Peccato che ogni episodio tratti storie trite e ritrite.

Perché dunque consigliarlo? Perché tra i suoi produttori troviamo ancora Bryan Burk, presente anche in Westworld, e perché è anche sui fallimenti che un successo può riuscire a farsi strada.

Almost Human, cancellato alla prima stagione, ha riproposto il tema con qualche piccolo guizzo meritevole di attenzione, ma più di tutto ci ha aperto lo stomaco: è il momento di far tornare in televisione gli androidi intelligenti e di vedere quali sono le loro possibilità nel mondo presente che ci attende domani.

 

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