Bozzetto non troppo (Marco Bonfanti, 2016)

Il creatore del Signor Rossi Bruno Bozzetto protagonista del nuovo documentario di Marco Bonfanti – di Victor Musetti.

Dopo il successo de L’Ultimo Pastore, Marco Bonfanti ha presentato nella sezione Venezia Classici il suo nuovo documentario Bozzetto non troppo, incentrato sullo storico animatore italiano padre del Signor Rossi e autore di classici come West and Soda, Vip – Mio fratello superuomo e Allegro non troppo.

Un autoritratto

Fonte d’ispirazione per gente del calibro di Matt Groening e John Lasseter, suoi dichiarati fan, Bruno Bozzetto è un personaggio riservato, poco incline all’autocelebrazione.

Per questo il documentario di Bonfanti si fa più intimo, meno classico, entrando nella sua sfera privata e raccontandone gli aspetti della quotidianità, senza intervistare personaggi esterni come ad esempio i suoi storici collaboratori (Maurizio Nichetti su tutti), purtroppo appena citati.

Lo stile registico, coerente con quanto iniziato ne L’Ultimo Pastore, si concentra su una messa in scena pulita, forse troppo. Bozzetto infatti recita la parte di sé stesso, parlandoci della sua casa, della sua vita e del suo lavoro.

Ma l’eccesso di scrittura e di messa in scena impedisce in un certo senso ogni sorta di spontaneità del personaggio, della cui personalità purtroppo riusciamo a cogliere davvero poco, come se Bonfanti non fosse riuscito ad entrare davvero in connessione con lui.

Una distanza emotiva

Ci sono dei momenti ottimi, come la scena tra Bozzetto e la sua pecora che cerca di rubargli i biscotti, ma in generale la sensazione è di una costruzione troppo scolastica, che impedisce ogni accesso al piano emotivo del personaggio.

Anche il montaggio e la musica purtroppo non aiutano la fruibilità del film, con continue pause tra momenti di parlato silenziosi e stacchi musicali sulle scene animate, facendo di Bozzetto non troppo un film a singhiozzi, che avanza a pezzi e bocconi senza decollare mai davvero.

E il finale, in cui Bonfanti vuole forzatamente creare una connessione tra Bozzetto e la natura filmandolo in montagna e in riva al lago, sembra perdere completamente di vista il punto focale del film, distogliendoci dal lavoro del personaggio e senza farci credere davvero a ciò che vediamo.

Bozzetto non troppo, insomma, ha la sua importanza nella misura in cui è l’unico vero film documentario che testimoni questo incredibile artista italiano. E di questo gli va dato atto. Per Bonfanti però si tratta di un lavoro riuscito a metà. Peccato.

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