Ghostbusters - CineFatti

Ghostbusters (Paul Feig, 2016)

Un pessimo Paul Feig rovina il cast eccellente di Ghostbusters – di Fausto Vernazzani.

L’unico su cui in tutta franchezza c’era da avere dei dubbi – solo Spy potremmo considerarlo quasi riuscito – era il regista Paul Feig, purtroppo confermati dalla deludente performance finale del reboot più odiato di tutti (prima di averlo visto): Ghostbusters. Eppure la gente ha voluto prendersela solo col cast, perché donne.

Mai amato particolarmente Kristen Wiig, ma la buona Melissa McCarthy ho iniziato ad apprezzarla quando finalmente è uscita dai ruoli comici legati allo stereotipo della grassa-e-stupida, mentre Kate McKinnon e Leslie Jones penso siano nel cuore di chiunque abbia visto almeno un loro sketch.

Se c’era un buon motivo per cui tutti avremmo dovuti essere eccitati all’idea di un reboot, diciamocelo, erano proprio loro quattro (o forse preferivate le orribili idee precedenti?) e la speranza che con maggior libertà il “buon” Feig tirasse fuori un talento nascosto dall’orribile – ma apprezzato – Le amiche della sposa.

Aspettative moderatamente abbattute, il reboot dei Ghostbusters pur durando più dell’originale del 1984 appare poco sviluppato nella storia – provate a confrontare Il quarto cataclisma con Gozer il gozeriano – e soprattutto è fin troppo pigro nella caratterizzazione dei personaggi e delle interazioni che li uniscono.

Un quartetto squilibrato

Ernie Hudson sappiamo aveva un ruolo infinitesimale, ma il trio principale aveva il suo spessore, carattere costruito sopra maschere già note. Stavolta sembra invece Feig abbia voluto concentrarsi solo sulle maschere e svuotare la personalità del duo principale Wiig-McCarthy definendole esclusivamente attraverso il loro rapporto.

Chi sono dunque Erin/Wiig e Abby/McCarthy? Semplicemente due scienziate che hanno scelto vie diverse, una di piacere al prossimo e l’altra di piacere a sé stessa, ma ben poco altro offre l’opportunità di comprendere quale sia la loro personalità. Jillian/McKinnon è una folle ingegnere e Patty/Jones una persona diretta, punto e basta.

Infatti, a sorpresa, i ruoli si ribaltano e McKinnon-Jones diventano i personaggi più interessanti mentre gran parte delle risate vanno al bello, biondo e idiota Chris Hemsworth, segretario delle acchiappa-fantasmi, lasciando a Wiig e McCarthy soltanto alcuni sprazzi di simpatia offuscati dalla loro banale narrazione.

Il vero colpevole dell’insuccesso

Feig si rivela essere la scelta peggiore: incapace di costruire tensione per un tempo adeguato (ricordate la scena nell’hotel nel Ghostbusters di Reitman?), incapace di imporsi in modo tale da dare maggior spazio alle sue eccellenti protagoniste, incapace di tessere una trama da cui essere avvolti senza la sensazione di déjà-vu.

Ghostbusters versione 2016 è promosso sul fronte del cast – vale la pena di guardarlo per loro, compreso il caro Hemsworth – anche per i piccoli cameo degli originali (c’è spazio pure per il compianto Harold Ramis), bocciato con una mediocrità piena per la regia. Se ci sarà un sequel speriamo sarà senza Feig.

Il secondo è migliore del primo

In un sequel ci speriamo assai, solo nelle uscite dell’ultimo mese ne sono arrivati due migliori dei predecessori, Star Trek Beyond e Tartarughe Ninja: Fuori dall’ombra, entrambi perché hanno saputo migliorare la caratteristica numero 1 dei rispettivi franchise: la forza e le dinamiche che uniscono i personaggi.

Peter, Ray, Egon, Winston sono divenuti immortali grazie al grosso lavoro svolto su di loro, accompagnati peraltro da secondari di buon livello come Sigourney Weaver e Rick Moranis. Paul Feig si è invece limitato ad assumere parte del cast della sua breve (però carina) serie sci-fi Other Space.

Si è tuffato in quello che si presume sia il suo elemento, affidato a nomi a lui già familiari, ma allo spettatore non ha dato un territorio in cui perdersi, riconoscersi, dissetarsi: Ghostbusters sembra funzioni solo quando le quattro grandi protagoniste hanno lo schermo tutto per sé, in qualunque altro momento è purtroppo un No senza via di scampo.

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