La battaglia degli imperi – Dragon Blade (Daniel Lee, 2015)

Jackie Chan contro la Roma imperiale nel kolossal cinese Dragon Blade – di Fausto Vernazzani.

Ieri sera è arrivato l’annuncio, Pacific Rim: Maelstrom uscirà il 23 febbraio 2018 e non è difficile pensare si tratti di una scelta strategica per una distribuzione in contemporanea con la Cina – la nazione che salvò il film di Del Toro dal flop -, perché febbraio è la finestra temporale più importante della nazione asiatica. Lo annunciò a gran voce il febbraio del 2015, quando per la prima volta nella storia un paese diverso dagli USA conquistò il podio del botteghino coi maggiori incassi. Per riuscirci ci volle l’ovvio sostegno di una sfilza di titoli di successo e tra questi vi è La battaglia degli imperi – Dragon Blade, diretto da Daniel Lee.

A distanza abbiamo potuto contemplare i dati storici, ma ora grazie a Microcinema ci è data la possibilità di correre al cinema per vedere il kolossal con protagonista il simpatico Jackie Chan al fianco di un attore in caduta libera (Adrien Brody) e un altro non proprio definibile come tale (John Cusack). Dragon Blade è ispirato alle numerose leggende su un possibile incontro/scontro tra la cultura cinese e quella della Roma imperiale: e se fosse tutto vero? A quanto pare sì e la storia de La battaglia degli imperi (un titolo italiano accettabile) racconta il momento in cui si formarono alleanze improbabili e scontri impossibili.

 

La presenza di Jackie Chan non deve farci credere di essere in una divertente commedia d’arti marziali, gli anni di Terremoto nel Bronx sono da lungo tempo andati, siamo invece di fronte a un film d’azione ambizioso, con costumi e scenografie degne di un grande schermo. La daga romana contro la lama cinese, due culture a confronto l’una di fianco all’altra, l’unico vero elemento magnetico di Dragon Blade. Lee compie il suo dovere senza personalità, osserva le scene d’insieme e le più intime con l’intenzione di dare a La battaglia degli imperi un look asettico, forse a causa delle mire internazionali dell’opera.

È un film da cinema. Punto, guardarlo fuori dalla sala può essere un errore talmente grande da condannare Dragon Blade all’anonimato perché Daniel Lee ha dato alla propria creatura una sola parola chiave con cui aprirsi al pubblico: ambizione. Sappiamo fin troppo bene che chi troppo vuole nulla stringe, ma per quanto Dragon Blade corra il rischio di rientrare tra le grinfie del proverbio, sfugge rimanendo in bilico sul burrone. Lo aiuta di sicuro il carisma di Jackie Chan, il naso aquilino di Adrien Brody – speriamo di vederlo tornare in forma – e il valore storico del film, oltre alle splendide scenografie e i combattimenti.

Purtroppo però non lascia la soddisfazione di altri kolossal in costume di produzione cinese, su nessun fronte specifico. La battaglia degli imperi è una curiosità da guardare popcorn alla mano senza troppo impegno, ma un toccasana per tutti coloro che ancora credono alla favoletta del cinema “lento” degli orientali. A loro Dragon Blade farà bene, anzi, è una somministrazione obbligatoria, anche perché bisogna prepararsi, il numero di film cinesi nei cinema è in aumento e il trend per ora sembra essere diretto solo verso la vetta.

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