X-Men: Apocalisse - CineFatti

X-Men: Apocalisse (Bryan Singer, 2016)

Ritornano gli X-Men, con poche novità e uguale divertimento – di Fausto Vernazzani.

La fatica si sente e si sa, il terzo è sempre il peggiore, lo ammette all’interno del film la stessa Jean Grey, Sophie Turner, la Sansa Stark de Il trono di spade, dopo essere uscita dalla proiezione de Il ritorno dello Jedi. Il nuovo film degli X-Men della 20th Century Fox vede ancora una volta alla regia il figliol prodigo Bryan Singer, di ritorno per raccontare un’altra storia di mutanti super-potenti con un pallino per la dominazione del globo terrestre e la distruzione completa degli umani. Niente di nuovo sotto il Sole.

Un tempo era Magneto a voler strappare la Terra all’homo sapiens e dunque tutto girava intorno allo scontro tra Charles Xavier e il suo amico di lunga data Erik Lehnsherr; ora questa stringa della trama del fumetto Marvel è diventata una sottotrama un po’ abusata nella nuova saga coi giovani X-Men. Dopo essersi battuti contro Sebastian Shaw in L’inizio e il pericolo delle sentinelle negli anni Settanta in Giorni di un futuro passato, ora è il turno del mutante più antico, Apocalisse, risvegliatosi dall’era dei faraoni per riprendere il potere.

Oscar Isaac è la forma della sua ultima incarnazione, mutante col potere di spostare la propria coscienza in altri corpi e derubarli delle loro capacità, e ora che cammina nuovamente sulla Terra cerca di riformare la sua squadra di quattro cavalieri per ristabilire un mondo dove i forti schiacciano i deboli. Lui il nemico contro cui combattere, ma non manca, ancora una volta, la divisione da sconfiggere per poter urlare nuovamente il motto degli X-Men, l’unione fa la forza. Il Professor X dovrà trovare un modo per unire i suoi pupilli.

Singer e lo sceneggiatore Simon Kinberg scommettono ancora una volta su un cast di alto livello, se non altro perché composto da attori capaci di brillare senza intaccare la presenza scenica dei propri compagni: detto questo è inevitabile per un Michael Fassbender svettare su tutti i suoi colleghi (per quanto insistere a impilare tragedia su tragedia nella vita del suo Magneto può apparire forzato), ma non sono da meno una Jennifer Lawrence cresciuta e il magnifico Oscar Isaac, straordinario nonostante il discutibile trucco.

Al buon James McAvoy restano i suoi allievi tra cui adesso rientrano i personaggi classici della saga: Scott Summers alias Ciclope/Tye Sheridan, la suddetta Jean Grey alias Fenice/Turner e Ororo Monroe alias Tempesta/Alexandra Shipp (a cui spetterà un breve turno dalla parte del nemico). Ovviamente non può mancare un saluto da parte di Wolverine/Hugh Jackman, appena dotato dello scheletro d’adamantio e pronto a usarlo in una scena più violenta che mai… che sia un assaggio delle intenzioni R Rated della Fox?

C’è da dire che nel complesso la storia di X-Men: Apocalisse funziona, diverte e compie il suo dovere di blockbuster estivo. Fatto sta che inizia a perdere mordente, un quarto capitolo su questa linea potrebbe segnare il declino ufficiale della serie dei mutanti Marvel, a meno che non venga scelta la strada dell’innovazione, rappresentata in parte dalla scommessa stravinta di Deadpool, personaggio che potrebbe essere pienamente adottato per i futuri X-Force e chissà, il tanto desiderato Old Logan.

Intanto possiamo goderci un Fassbender sempre più bravo in un franchise che prova a sperimentare nuove strade per conquistare un pubblico più ristretto, ma allo stesso tempo anche più soddisfatto del prodotto acquistato. Gli X-Men hanno del resto un potenziale infinito con le decine e decine di mutanti e chi gestisce la saga sa imparare dai propri errori e dai propri successi: ad esempio hanno capito come la scena di Quicksilver in Giorni di un futuro passato fosse la più amata e l’hanno dunque moltiplicata in Apocalisse. Di questo gliene siamo grati.

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