Criminal - CineFatti

Criminal (Ariel Vromen, 2016)

Il Criminal con Kevin Costner richiama alla larga il cinema d’azione anni Ottanta – di Fausto Vernazzani.

Il cinema d’azione anni Ottanta e Novanta era caratterizzato dai celebri one liner di Schwarznegger e Stallone, minacce poco credibili all’intero genere umano, comprimari di dubbio spessore e magari, perché no, una piccola nota fantascientifica ad aggiungere pepe a una storia già abbastanza dispersiva e superficiale. Con Criminal di Ariel Vromen ci si sente trasportati a quei tempi con due sole differenze: meno one liner a favore di una dose aggiuntiva (e soddisfacente, diciamocela) di sangue e violenza senza pietà nei confronti di piccoli e grandi protagonisti. Diciamocelo, sono tutti solo di passaggio di fronte all’ego di Kevin Costner.

Londra, l’agente Bill Pope (Ryan Reynolds) deve raggiungere L’Olandese (Michael Pitt), un hacker che ha sviluppato un wormhole con cui riesce a ottenere il controllo di tutto l’arsenale nucleare USA, prima che a raggiungerlo sia l’anarchico spagnolo Xavier Heimdhal (Jordi Mollà), il cui scopo è rovesciare i governi di tutto il mondo. Nessuno arriverà all’hacker, ma Pope ci lascerà la pelle e al suo capo Quaker Wells (Gary Oldman) non resta che affidarsi agli esperimenti del Dr. Franks (Tommy Lee Jones), le cui ricerche studiano il trasferimento della memoria da un cervello all’altro. Così si avvia la prima sperimentazione.

Il campione umano è Jericho (Costner), un criminale “che non prova amore né odio” – come al solito -, il cui lobo temporale non sviluppato ne fa il candidato perfetto per il trasferimento di memoria. Ma vuoi per ansia o incapacità, Wells non riesce ad avere la pazienza giusta per attendere i risultati e si lascerà sfuggire Jericho tra le strade di Londra, dove le nuove memorie poco alla volta lo porteranno da Emma e Jill (Gal Gadot), la moglie del defunto Pope. Scoprirà così cosa significa provare emozioni e sentimenti per qualcuno per la prima volta e nel frattempo cercherà anche poco volontariamente di salvare il mondo da Heimdhal.

 

Sì, trama intricata, senza contare l’alto numero di volti noti coinvolti (non abbiamo citato Alice Eve, Amaury Nolasco e uno Scott Adkins di cui non hanno sfruttato l’enorme talento nelle arti marziali), ma è facile creare un intreccio lungo se la maggioranza delle sue parti sono sviluppate con pigrizia. Per Vromen gli hacker lavorano ancora battendo due tasti a caso rapidamente sui loro portatili, i cattivi vogliono distruggere il mondo intero senza una motivazione definita, la Guerra Fredda è ancora in corso, Londra è un parco giochi per l’intelligence statunitense e i pericolosi terroristi sono intervistati regolarmente in televisione.

Non è chiaro se sia un omaggio o se Vromen sia solo stato influenzato al 90% dalle sue visioni d’infanzia, ma Criminal purtroppo sembra un action movie scongelato e scaldato in padella con un paio di ingredienti freschi. Il poco che funziona è quel tanto che basta per rendere Criminal una pellicola divertente, con azione che non ha misericordia per nessuno nei momenti più concitati (né risparmia allo spettatore schizzi di materia cerebrale e sangue a fiotti) e un Kevin Costner che conferma di avere sangue da villain scorrergli nelle vene. Chi può mai dimenticare il fantastico Mr. Brooks, purtroppo mai diventato una trilogia.

Su lui e sulla bellezza statuaria di Gal Gadot si regge Criminal, gli altri sono solo nomi lanciati in alto per attrarre un pubblico più vasto (Oldman così concitato da non dare neanche occasione di goderselo, Jones costantemente sorpreso di essere ripreso da una videocamera) e magari agganciarlo con la promessa di sequel a profusione. La svolta action di Costner intrapresa in questi ultimi anni sembra puntare proprio in questa direzione e chissà se questa non sia la volta buona per lui, in netta ripresa rispetto a un lungo periodo buio seguito alla fine degli anni Novanta coi flop Waterworld e L’uomo del giorno dopo.

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