Code Lack, Serie Tv - CineFatti, Recensione

Code Black: il ritorno del medical drama?

Code Black prova a dire la sua – di Francesca Paciulli.

Code Black: alla lettera codice nero, il termine utilizzato nei pronto soccorso americani per indicare le situazioni critiche nelle quali le emergenze superano il numero di risorse mediche disponibili. Quando ci si avvicina al collasso, con il paziente in condizioni gravi e il personale provato da turni di dodici ore; nella realtà della nostra sanità pubblica e nella finzione. Dove, per fortuna degli spettatori, le occhiaie di medici e infermieri sono nascoste da strati di make-up e i camici verdi sembrano sempre freschi di stiro.

È così anche in Code Black, la serie CBS che questa sera sbarca in Italia su Rai Tre per raccontare con ritmo serrato le peripezie in camice verde – con copiosi schizzi rossi – di un eterogeneo – per etnia e modi di applicare il protocollo – gruppo di medici del pronto soccorso dell’Angels Memorial Hospital di Los Angeles.

A guidare il team di giovani e inesperti tirocinanti (Malaya Pineda-Melanie Chandra, Christa Lorenson-Bonnie Somerville, Angus Leighton-Harry Ford e Mario Savetti-Benjamin Hollingsworth) è la Dott.ssa Leanne Rorish (il premio Oscar Marcia Gay Harden), donna dura e scostante nei rapporti interpersonali, macchina da guerra con il bisturi in mano. In pratica, un Dr. House in coda di cavallo. E qui il cerchio si chiude perché, in definitiva, anche il burbero Dr. House altro non era se non la versione maschile del tiranno del pronto soccorso più celebre della tv, la mitica Dott.ssa Kerry Weaver (Laura Innes) di E.R. Medici in prima linea.

Al cospetto dell’ennesimo medical drama post-E.R., vero spartiacque del genere, per caratterizzazione dei personaggi, cura dei dettagli ed equilibrio tra trame e sottotrame, tutto il resto sa di già visto: casi clamorosi da mostrare con più o meno realismo, lacrime e abbracci in sala d’attesa, storielle rosa o rosso fuoco in corsia. Cambiamo solo volti e location: le strade innevate di Chicago lasciano il posto alle patinate vedute dello Space Needle di Seattle (Grey’s Anatomy) e oggi, con Code Black, alle palme di Los Angeles.

Creata da Michael Seitzman (Intelligence) la serie è un’evoluzione del documentario di Ryan McGarry, medico internista al County Hospital di Los Angeles, che per cinque anni ha filmato e documentato il lavoro dei colleghi di un pronto soccorso americano. E il risultato – questo sì sorprendente, anche perché medici e infermieri non sfigurerebbero sulle copertine di Men’s Health – è un docu-film premiato anche al Los Angeles Film Festival, capace di ispirare una serie tv con una prima stagione di discreto livello.

Operazioni rischiose, barelle che si incrociano vorticosamente, defibrillatori impazziti, schizzi rossi che farebbero impazzire di gioia Dexter: il repertorio classico da urgenza in pronto soccorso è quello di sempre; il ritmo però è sostenuto e le storie “cliniche” sembrano interessare agli sceneggiatori più di quelle personali dei dottori. Che, comunque, presentano personalità ben definite, a cominciare dalla algida dottoressa Rorish, tanto distante e fredda con i colleghi, quanto avvolgente e pronta a tutto con i pazienti (riecco la Weaver). E, naturalmente, con un segreto alle spalle.

L’episodio pilota parte senza mezze misure e ci butta subito nella mischia di un trauma center affollato e caotico, con i medici che si battono eroicamente per salvare anche i casi più disperati. In prima linea troviamo i novellini Christa, Malaya, Angus e Mario e la loro protettiva chioccia, il capo infermiere Jesse Sallander (l’indimenticabile “Pachanga” Luis Guzmán), il Dr. Neal Hudson e il veterano Dr. Rollie Guthrie. I casi critici si susseguono senza sosta e i medici sudano copiosamente per strappare i pazienti alla morte. Come da tradizione medical, se convinti di una diagnosi, non disdegnano neppure una bella scazzottata.

Ogni decennio ha avuto il suo medical: gli anni Novanta E.R. Medici in prima linea e il suo pediatra ammaliatore Doug Ross-George Clooney, gli anni Duemila Dr. House Medical Division con il britannico Hugh Laurie e Grey’s Anatomy con gli amori disinibiti tra colleghi. Bisogna capire, archiviato il discreto pilot, come riuscirà a cavarsela Code Black sulla lunga distanza.

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