Flash Gordon (Mike Hodges, 1980)

Flash Gordon: il cult kitsch della fantascienza anni Ottanta – di Fausto Vernazzani.

In molti oggi ricorderanno Flash Gordon per l’apparizione di Sam J. Jones in Ted, ma il film di Mike Hodges è un cult del cinema kitsch da non lasciarsi scappare. Si potrebbe esser tentati dal lasciarlo in un angolo, come una curiosità riesumata da una commedia di immenso successo al solo scopo di prenderlo in giro. Più di 30 anni dopo la sua uscita, Flash Gordon, senza alcuna necessità di fare rivalutazioni immotivate, grazie ai suoi errori continua ad essere una visione divertente, totalmente fuori posto così come lo era in quel 1980, nel pieno della guerra a Star Wars.

Sappiamo tutti come Guerre Stellari nel 1977 creò una spaccatura col modo di fare cinema del giorno prima, tutti gli studios, come oggi corrono a pianificare il proprio universo condiviso per contrastare la Disney, cercarono di produrre un’epica spaziale da poter porre contro George Lucas. La Disney ci provò, e fallì, con The Black Hole nel 1979 – provate a uscire con un sci-fi nello stesso anno di Alien – e Dino De Laurentiis (che ci riproverà nel 1984 con Dune di Lynch) tirò fuori le celeberrime strisce a fumetti di Alex Raymond per dar vita al mitico personaggio di Flash Gordon.

Flash/Jones, chioma più gialla che bionda, è un famoso giocatore di football dei New York Jets, in viaggio a bordo di un piccolo aereo con soli due passeggeri, lui e la giornalista Dale Arden/Melody Anderson. Nel bel mezzo del volo e di una serie di avance di successo da parte di Flash, il cielo si fa rosso e una pioggia di meteoriti costringe Flash a un atterraggio di fortuna, dritto nel laboratorio del Dr. Hans Zarkov/Chaim Tapol, scienziato rinnegato dai suoi colleghi, convinto che la Terra stia subendo un attacco da una forza aliena. Proprio lui rapirà Flash e Dale, portandoli con sé nello spazio.

Lassù nei cieli arriveranno sul pianeta Mongo, dove saranno fatti prigionieri dalle truppe del tiranno Ming/Max von Sydow, i cui piani sono di uccidere Flash, far sua concubina la bella Dale e trasformare Zarkov in un suo agente. Flash Gordon proseguirà raccontando le avventure di Flash e dei suoi compagni su Mongo, Arboria e la Città dei Cieli degli Uomini Falco, tra costumi incredibilmente brutti e scenografie dai colori pastello che rimandano a un futuro pacchiano come pochi. Il bello è che gran parte di tutto ciò fu intenzionale: un buon motivo per considerare diversamente Flash Gordon.

Certo, il brutto voleva esser divertente, ma quando lo si ricerca con l’intenzione si può rischiare di andarci troppo vicini. Così accadde per l’opera di Hodges e a scene da pop-corn come la lotta a suon di placcaggi tra i soldati di Ming e Flash, l’espressione ridicola di Jones davanti alla sensuale principessa Aura/Ornella Muti, si alternano degli orrori veri e propri quali le ondate di Uomini Falco contro la nave di Ming e le scritte nei cieli degli Uomini Falco. Diamine, gli Uomini Falco sono senza alcun dubbio la parte peggiore di tutto il film: barbari alati senza alcuna grazia con effetti speciali comici.

In mezzo a tutto ciò vi è Max von Sydow, incapace di recitare male anche se con una sceneggiatura non entusiasmante, scritta da Lorenzo Semple Jr. (autore tra i tanti de I tre giorni del Condor e il King Kong del 1976), e il brano dei Queen scritto appositamente per il film. Se valga la pena guardare o meno il film sta al vostro gusto: chi vuole conoscere la fantascienza non può farne a meno e chi ama il trash troverà pane per i suoi denti con quest’opera borderline. Il bello non manca se si affronta la visione a mente aperta, Hodges (regista di Get Carter, straordinario) non era uno sprovveduto.

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