Perfetti sconosciuti

Perfetti sconosciuti (Paolo Genovese, 2016)

di Francesca Colucci.

Dopo il successo di Immaturi e il deludente Sei mai stata sulla luna?, è uscito nelle sale Perfetti sconosciuti, decimo film di Paolo Genovese che lui stesso ha definito come “una seduta pirandelliana di analisi collettiva”. Il film ha letteralmente sbancato al box office, con un incasso superiore ai 7 milioni, andando oltre qualsiasi aspettativa.

Siamo ai Parioli, a casa di Eva (Kasia Smutniak) e Rocco (Marco Giallini). Gli ospiti sono Cosimo (Edoardo Leo) e Bianca (Alba Rohrwacher), novelli sposi; Lele (Valerio Mastandrea) e Carlotta (Anna Foglietta); infine, Peppe (Giuseppe Battiston) che partecipa da solo. L’intera vicenda si svolge in unico ambiente, una sala da pranzo; fin qui nulla di nuovo, una strategia adottata da molti registi. La tranquillità della serata viene movimentata all’improvviso da un’inusuale proposta: posare i propri cellulari sul tavolo e rendere pubblico tutto ciò che si riceve. Sms e telefonate diventano di dominio pubblico, svelando tutti i segreti contenuti nella memoria delle SIM. Inizialmente, secondo quanto ha dichiarato Genovese, questo “gioco” avrebbe dovuto far parte di una sola scena, ma successivamente si è rivelata l’idea vincente su cui basare un film intelligente e mai volgare.

Perfetti sconosciuti, infatti, è una commedia (con sfumature drammatiche, senza dubbio) che si distanzia nettamente da tutte quelle pellicole del genere che, purtroppo, da troppo tempo siamo abituati a vedere al cinema. Non fa perno su una comicità becera e di basso livello, ma tenta di rappresentare sullo schermo i pro e i contro della moderna condizione umana, proprio come facevano alcune vecchie commedie degli Anni ’60. Ad essere trattate sono tematiche sociali quali l’omosessualità, il tradimento, la chirurgia plastica, ma quella che viene maggiormente problematizzata riguarda l’uso (e abuso?) della tecnologia, in particolar modo dello smartphone, da parte dell’uomo, e del relativo universo fatto di tweet e selfie.

D’altro canto, al centro della trama c’è un motivo che da sempre attrae gli spettatori: quello legato ai segreti. Dostoevskij diceva che “Ogni uomo ha cose nella mente che non rivelerebbe mai agli amici, ma solo a sé stesso, e in segreto.” In Perfetti sconosciuti tutto ciò che fino a qualche minuto prima era privato viene messo alla mercé dei commensali, dalla bugia bianca fino alla menzogna più massacrante.  Ad ogni squillo del cellulare si fa sempre più tangibile la consapevolezza che quegli amici di cui si era convinti di sapere ogni cosa, sono in realtà degli estranei. Perfetti sconosciuti.

Al film, che presto verrà portato anche in teatro, partecipano tante personalità poliedriche e di innegabile talento. La sceneggiatura è di Rolando Ravello, che ha dimostrato negli anni passati di essere anche un discreto regista con i film Ti ricordi di me? e Tutti contro tutti. Tra gli interpreti maschili spiccano Valerio Mastandrea (i cui tempi comici sono sempre ottimi) e Marco Giallini, che dismette i panni del  classico coatto e ci offre una prova interpretativa concreta, non priva però di quella cinica ironia che da sempre lo caratterizza; per quanto riguarda le donne, oltre ad Anna Foglietta – che ha già avuto modo di mettersi alla prova con numerose commedie – ci sono la Smutniak e la Rohrwacher, solitamente abituate a immedesimarsi in personaggi drammatici, ma che comunque hanno dimostrato di essere all’altezza del compito. La colonna sonora di Fiorella Mannoia, co- autrice del brano “Perfetti sconosciuti” insieme a Bungaro e Cesare Chioda, è la ciliegina sulla torta.

Perfetti sconosciuti è un film brillante, che speravamo da tempo di poter vedere , ed è la prova che per la commedia italiana c’è ancora speranza.

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