Bella e Perduta (Pietro Marcello, 2015)

di Victor Musetti.

A sei anni di distanza dalla vittoria al Torino Film Festival con il bellissimo La bocca del lupo, era grande l’attesa per questo nuovo ambizioso lavoro di Pietro Marcello. Unico film italiano in concorso all’ultimo festival di Locarno, Bella e Perduta nasce come un progetto molto diverso da ciò che è finito per diventare. Doveva infatti parlare principalmente di una persona, tale Tommaso Cestrone, un pastore che da anni si occupava personalmente e a sue spese di vegliare e tenere lontana dal degrado la dismessa e abbandonata Reggia di Carditello, un gigantesco e maestoso edificio costruito dai Borbone nel ‘700.

La sua morte per infarto nel Dicembre 2013 arriva però inaspettata e il film, che si trovava in corso d’opera, subisce quindi una trasformazione radicale. Pietro Marcello decide di dargli un’impronta inedita, trasformandolo in una sorta di fiaba. Protagonista è infatti un Pulcinella, anticamente considerato uno spirito che collegava l’aldilà con il mondo dei vivi, che si reca alla Reggia di Carditello per salvare un cucciolo di bufalo precedentemente appartenuto a Cestrone e altrimenti destinato al macello.

Questo spunto narrativo permette a Marcello di mescolare le immagini puramente documentaristiche, concentrate principalmente sugli allevamenti di bufali e sulle condizioni della Reggia di Carditello, con la storia immaginaria e altamente simbolica di Pulcinella e Sarchiapone, il bufalo ironicamente chiamato con un nome preso in prestito da una celebre battuta di Walter Chiari. Pietro Marcello, che è anche direttore della fotografia del film insieme a Salvatore Landi, fotografa (in pellicola) e mette in scena una serie di immagini talmente belle da togliere il fiato.

Oltre al comparto visivo stupisce quanto il film funzioni bene anche privo del suo sottotesto documentaristico, ovvero come una semplice fiaba bucolica. Qualche idea qua e là pare quasi presa in prestito ad Aki Kaurismäki, in particolare per quel che riguarda le scene dell’innamoramento di Pulcinella e la loro costruzione registica. Per il resto il film è dominato da un’alta componente simbolica e poetica, che rischia spesso di confondere eccessivamente lo spettatore, già impegnato a decodificare il film tra le sue numerose e poco spiegate storie (da una parte gli allevamenti dei bufali, dall’altra Tommaso Cestrone e la Reggia).

Pietro Marcello fa parte di una fascia di documentaristi intellettuali che vogliono fare un cinema alto, elevato e al di sopra del comune linguaggio di narrazione del cinema di finzione. Come sempre a mettere fine ad ogni discussione è l’elevatissima qualità dei suoi lavori, che qua raggiunge delle vette sino ad ora mai concepite. Ma il limite maggiore del film è senza dubbio la sua inaccessibilità strutturale, conseguenza diretta soprattutto di un’ambizione artistica forse eccessiva, che finisce per creare confusione su quelli che sono i temi reali che si cerca di portare all’attenzione. È insomma difficile negare quanto Bella e Perduta sia un film meraviglioso e imponente a partire dalla sua scrittura (tra gli sceneggiatori c’è anche il Maurizio Braucci di Gomorra), fino alle scelte di produzione, ma resta un cinema chiuso su sé stesso, di pochi e per pochi.

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