Christopher Lee - CineFatti

And Nothing More: Un addio a Christopher Lee

Il primo film a cui ho pensato è stato Dragonheart. No, Christopher Lee non aveva neanche un cameo in quel film, anche la voce del drago non era la sua, ma di Sean Connery (a cui Gigi Proietti rende giustizia nella versione italiana), il personaggio di Draco tuttavia mi ha fatto pensare al leggendario attore e Sir britannico, in particolare la sua fine (spoiler al link). Quando muoiono persone come Lee è come se ad andarsene fossero delle creature mitiche, leggendarie, come Draco, appunto, l’ultimo della sua razza. Impossibile non commemorare Lee senza pensare agli anni in cui bazzicava il set insieme a Peter Cushing e scattava foto con Vincent Price, l’epoca che vedeva l’horror brillare grazie alla presenza di stelle del calibro di Peter Lorre e Boris Karloff.

Oggi non c’è più nulla di tutto questo, l’ultimo tassello è deceduto alla veneranda età di 93 anni, con una carriera mai conclusasi sia nel cinema che nella sua amata musica di cui è stato protagonista grazie alla potente voce, quelle corde vocali che hanno reso immortali scene da numerosi film come The Devil Rides Out, il capolavoro The Wicker Man o anche Il Signore degli Anelli. Provate a togliervi dalla testa quel momento in cui da sopra la torre di Isengard Saruman controlla il clima per andare contro la Compagnia dell’Anello per impedirgli di oltrepassare il valico e costringerli a prendere la via di Moira. Provate anche solo per un istante a pensare che quella fosse un’interpretazione minore. Impossibile riuscirci, persino nelle sue piccole apparizioni nei film di Tim Burton riesce a conquistare lo schermo.

Amante di Tolkien e appassionato di Edgar Allan Poe, più volte ha messo la sua voce al servizio de Il corvo, regalando a noi internauti la meravigliosa chance di poter godere dell’enorme privilegio di poterlo ascoltare ancora e ancora e ancora. Perché il suo Dracula, la sua Mummia, il suo Frankenstein erano personaggi sul grande schermo che riusciva a interpretare con passione perché il mondo del “genere” faceva davvero parte del suo mondo, riuscendo così a travalicarlo e a trasformarsi in qualcosa di più di un “mostro”.  Del resto il suo preferito non è stata una delle sue tante maschere della Hammer, ma il celeberrimo Lord Summerisle del capolavoro di Robin Hardy, il succitato The Wicker Man, un’opera che ricorda gli inquietanti e affascinanti orpelli del solitario di Providence, H.P. Lovecraft. Per fortuna ha vissuto abbastanza per vederlo rivalutato.

L’ambizione di scrivere un articolo adeguato alla scomparsa di Christopher Lee è impossibile farla propria. Una carriera così lunga, così sfaccettata e con tanto lavoro speso anche dietro la macchina da presa come cantante Heavy Metal – indimenticabile la sua collaborazione con i Rhapsody of Fire -, voce per spettacoli radiofonici, scrittore e, citiamo la leggenda, spia durante la Seconda Guerra Mondiale per il Regno Unito. Quanto ci è concesso fare, come già sono riusciti sia Lucia Patrizi nel suo mitico Il giorno degli zombie e il blog Obsidian Mirror, è ricordarlo nel modo in cui ci è rimasto impresso, per qualcosa di più approfondito Peter Bradshaw ha come sempre la risposta adatta. Nel nostro caso specifico c’è una foto di lui insieme a Peter Cushing: quest’immagine mi ha sempre dato una sensazione di armonia, felicità. E pensare che loro erano i mostri.

Peter Cushing e Christopher Lee

Fausto Vernazzani

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