Charlie's Country - CineFatti

Charlie's Country (Rolf de Heer, 2013)

La sincerità di Charlie’s Country – di Victor Musetti.

Continua la collaborazione tra Rolf de Heer, mitico regista olandese autore del film di culto Bad Boy Bubby, e l’attore aborigeno David Gulpilil, ormai da anni vera e propria star del cinema australiano. Dopo aver co-diretto il film 10 Canoe, premiato nella sezione Un Certain Regard di Cannes nel 2006, con Charlie’s Country i due scrivono a quattro mani una sorta di biografia “fictionalizzata” dell’attore in una forma molto più accessibile che in passato, riuscendo a racchiudere in meno di due ore di film più o meno tutti gli aspetti salienti della questione degli aborigeni in Australia.

Charlie, il protagonista del film interpretato dallo stesso Gulpilil, vive nella foresta in cui ha trascorso il resto della sua vita, nella terra in cui è nato. Vivere a modo suo però diventa di giorno in giorno sempre più difficile, ostacolato come è da tutte le piccole regole che “i bianchi” insediatisi nella sua terra gli impongono in nome di un’idea di società totalmente astratta ai suoi occhi. Charlie quindi sentendosi sempre di più un estraneo a casa propria, impossibilitato a cacciare con un fucile prima (manca la licenza) e con una semplice lancia di legno poi (è un’arma pericolosa da confiscare), cerca in tutti i modi di riappropriarsi del proprio stile di vita fuggendo nella natura selvaggia.

Il percorso di Charlie è lungo e travagliato. Nessuno infatti accetta di vederlo morire in mezzo alla foresta, cosa che lui preferirebbe di gran lunga rispetto al finire ricoverato in un freddo e asettico ospedale cittadino come alcuni dei suoi coetanei. Quasi mai veramente reattivo nei confronti di ciò che gli viene imposto Charlie è costretto a subire in silenzio la lenta e spietata burocrazia di uno stato che con la forza mette tutti sullo stesso piano noncurante dei motivi e delle differenze che distinguono le singole persone.

Rolf de Heer, per la prima volta nella sua carriera, fa un film quasi ricattatorio per le intenzioni. Ce ne accorgiamo fin dall’inizio quando sui titoli di testa interviene la malinconica e monotona colonna sonora, costituita unicamente da un pianoforte che indirizza le emozioni dello spettatore anticipando prima del film stesso il fatto che si tratti di una vicenda altamente drammatica. Pur trattandosi di un dettaglio molto fastidioso, è in realtà perdonabile da un certo punto di vista, soprattutto se si pensa all’inclassificabilità di un film come 10 Canoe, l’intenzione del duo Gulpilil- De Heer di realizzare per una volta un’opera altamente popolare, per tutti e di tutti.

Ciò che rende infatti Charlie’s Country davvero unico e che ci fa chiudere un occhio sulla confezione patinata e sull’eccessiva semplificazione narrativa di alcuni passaggi è proprio David Gulpilil. Merito senz’altro di Rolf de Heer che, cucendogli letteralmente il ruolo addosso, si è ben guardato dall’evitare un’eccesiva autoreferenzialità dell’interpretazione costruendogli intorno un film delicato e mai invadente nel voler portare avanti la propria denuncia. Insomma Charlie’s Country più che un film che ha vita propria è il terreno di gioco ideale per un attore giunto alla sua definitiva consacrazione, premiato giustamente a Cannes con un premio alla miglior interpretazione. Il risultato, lontano dall’eccessiva indulgenza e pur avendo numerose debolezze, è comunque quanto di più sincero e diretto il cinema di De Heer abbia mai partorito. E non si può che prenderne atto.

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