The Last Man on Earth: Sopravvivere a se stessi

Dai creatori di The LEGO Movie un’esilarante comedy post-apocalittica – di Fausto Vernazzani.

Alle elementari tutti ce lo siamo sentiti dire o lo abbiamo detto a qualche nostro compagno di scuola: non mi fidanzerei con te neanche se tu fossi l’ultimo/a uomo/donna sulla Terra. Per qualche motivo non la smettiamo mai di immaginare come vivremmo se su questo piccolo pianeta rimanessimo soli, sarà che non vediamo l’ora di mangiare l’intero scaffale dolci dei discount pieni di ottima cioccolata tedesca o di consumare fino all’ultimo ovetto Kinder.

Il cinema e la televisione questa fantasia apocalittica non fanno altro che assecondarla, il più delle volte in chiave iper-drammatica, altre no (mitici Twinkie). In un 2015 sempre più interessante sul fronte televisivo si fa strada ancora un’altra serie da recuperare assolutamente, in conclusione negli USA il 3 Maggio, appena iniziata in Italia proprio ieri sera, il 28 Aprile: The Last Man on Earth del geniale duo di registi Christopher Miller e Phil Lord, autori di spettacolari film d’animazione come Piovono polpette e The Lego Movie e la doppietta 21 Jump Street e 22 Jump Street.

Vi sfidiamo a trovare un singolo difetto in uno di questi quattro film, una missione impossibile in cui nessuno riuscirebbe mai a imbarcarsi. E il loro salto nel mondo della televisione non poteva che essere più felice con questa nuova serie di fantascienza.

Il nostro protagonista è Phil Miller, alias Will Forte, la co-stella del capolavoro di Alexander Payne Nebraska, l’ultimo uomo sulla Terra, come da titolo, che dopo aver viaggiato in un lungo e in largo per gli Stati Uniti, capisce di essere l’unico sopravvissuto a una pandemia che nel 2019 ha spazzato via l’intera umanità.

Una buona scusa per rubare la tappezzeria dalla sede centrale della CIA, il teschio di Tirannosauro dal museo di Chicago, qualche Van Gogh, qualche Monet e vari reperti del Metropolitan Museum di New York. Il miglior arredamento possibile per la sua casa in Tucson, Arizona, desertica in ogni senso possibile e immaginabile ora che solo le balle di fieno smuovono l’aria.

Dopo aver scritto a caratteri cubitali un gigantesco Alive in Tucson su un cartellone stradale, si rifugia in avventure di ogni tipo. Costruisce una piscina di margarita, mangia tutto il mangiabile, correda la casa di riviste pornografiche e si dedica alla distruzione e all’autodistruzione, bara a jenga incollando i mattoncini, finché non accade l’ovvio: Phil Miller non è l’unico a essere sopravvissuto alla pandemia.

La premessa del titolo sparisce già col finale del pilota e puntate dopo puntata la storia del The Last Man on Earth va presto a farsi benedire per mettere in mostra uno dei personaggi meno apprezzabili della storia della televisione: Phil Miller è un bugiardo patologico, un viscido uomo qualunque.

Phil (Lord) e (Chris) Miller sono il sadismo incarnato, creatori di un personaggio amabilmente stupido – la pena è il sentimento principale – su cui accanirsi con crudele costanza, senza pietà, facendogli pezzi pezzi un desiderio dopo l’altro (per lo più sessuali) sfogandosi contro di lui con la risata come George R.R. Martin fa con i suoi con la violenza.

In 13 episodi, il finale ancora atteso e seconda stagione prevista per l’anno prossimo sempre su Fox, si arriva persino a tifare per lui, ma gli autori lo sanno, dare una soddisfazione a Phil Miller sarebbe come dare una conclusione alla serie, a cui interessa poco e niente l’intera faccenda della pandemia, a malapena accennata in un pugno di scene.

Dei perché se n’è parlato da ogni angolo possibile e, come Spielberg pensò per Falling Skies, era il caso di trattare il dopo, senza più concentrarsi su una caccia al perché. Del resto a chi interesserebbe vedere una commedia su pochi sopravvissuti a caccia di un motivo alla fine del mondo?

È sufficiente godersi lo spettacolo di Phil e delle sue furberie da cattivo dei Looney Tunes che altro non fanno che creargli ulterior danno.  Si aggiunge poi lo sguardo realistico di Lord e Miller che nel mezzo della commedia mette in risalto quanto sempre ci si chiede, anche le cose più semplici a cui gli altri show non provvedono come la costruzione di un sistema igienico efficace.

Ma è anche vero che a nessuno interesserebbe vedere le abitudini fisiologiche dei protagonisti di The Walking Dead mentre fuggono dalla solita, ennesima, stancante orda di zombie.

The Last Man on Earth è chiaramente uno dei migliori show della prima stagione del 2015, commedia perfetta di cui speriamo di vedere molte altre stagioni, per quanto il plot possa apparire limitato nelle sue possibili evoluzioni future, ma confidiamo nel genio creativo di Phil Lord e Chris Miller.

Si conferma tra l’altro la tendenza di avvicinarsi alla commedia con un approccio diverso, partendo dall’assurdo, come Netflix già ha fatto con la sua Unbreakable Kimmy Schmidt, storia di una ragazza idiota sopravvissuta a 15 anni in un bunker convinta da un folle che il mondo esterno fosse finito a causa della crudeltà umana. Quella storia del bizzarro vicino di casa ormai non funziona più.

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