Fast and Furious #Memorabilia: il meglio in 10 scene

Fast & Furious: 10 scene per rinfrescarsi la memoria.

Un mese prima Moulin RougeShrek si contendevano il botteghino negli USA, una settimana dopo Pearl Harbor sarebbe arrivato a rompere le uova nel paniere e presentare al mondo Ben Affleck come star internazionale.

Maggio 2001, un mese pazzesco: cult di cui ancora oggi si parla debuttarono sulla scena statunitense, lanciando carriere a destra e sinistra, finché Giugno non arrivò a smorzare le aspettative con la sci-fi comedy Evolution e una certa Angelina Jolie nei panni dell’archeologa più famosa del mondo, Lara Croft: Tomb Raider.

Ma il 22 Giugno 2001 iniziò una delle saghe più fortunate del cinema contemporaneo. 200 milioni di dollari di incasso, al quattordicesimo posto nella classifica USA: Rob Cohen, regista che abbiamo amato solo per Dragonheart, esce con The Fast and the Furious con Vin Diesel, appena conosciuto con il buon Pitch Black e voce de Il gigante di ferro, e Paul Walker, biondo, occhi azzurri e sei addominali perfetti con cui ancora bisognava fare conoscenza.

Tra due giorni uscirà Furious 7 del malese James Wan, sempre con la Universal, e sappiamo già che non sarà l’ultimo: dieci è l’ambizioso obiettivo finale. In attesa di correre in sala e di vedere come proseguirà ripeschiamo le nostre dieci scene preferite dai sei capitoli precedenti.

10 salti nel passato

1

La prima corsa non si scorda mai. The Fast and the Furious aveva come protagonisti Vin Diesel, Michelle Rodriguez, Jordana Brewster e Paul Walker solo perché le auto avevano bisogno di un pilota per potersi muovere, Google ancora doveva promuovere le sue macchine senza pilota. Cohen non si smentì, il film in sé non ha alcunché di positivo: fu il periodo in cui chiunque si definisse amante del mondo automobilistico accorse in sala solo per parlare di NOS e modifiche, ma è così che tutto iniziò.

2

Niente Dominic Toretto (Diesel) in 2 Fast 2 Furious, e neanche Cohen per fortuna. La comunità latina e italiana lascia il passo a John Singleton e agli afro-americani Tyrese Gibson/Roman e Ludacris/Tej, apportando qualche miglioria qua e là, concentrandosi ancor più sulle auto e meno sulla storia. Portò a casa 30 milioni in più di The Fast and the Furious e una delle prime scene spericolate: il salto del ponte. Possiamo affermare con certezza che Walker si divertì tantissimo a girarla.

3

Il terzo capitolo si proponeva di cambiare scenario: via anche Paul Walker, dentro Lucas Black e un altro dei personaggi chiave della saga, Han/Sung Kang, l’unica cosa positiva di The Fast and the Furious: Tokyo Drift, diretto da Justin Lin, l’uomo che salverà la serie dalla morte pur avendola portata lui stesso sull’orlo del baratro. Difficile scegliere una bella scena da Tokyo Drift, meglio concentrarsi solo ed esclusivamente su Han e l’ottimo Sung Kang che lo ha interpretato anche nei film successivi.

Sappiatelo, nel 2002 Justin Lin uscì al Sundance con Better Luck Tomorrow, un film che al suo concepimento non aveva niente a che fare con The Fast and the Furious uscito un anno prima, ma quando il regista passò alla regia del terzo film della saga, decise di portare con sé Sung Kang e il suo Han. Il personaggio è l’unico tra tutti ad avere un background espanso grazie alla dramedy indie su un gruppo di studenti d’origine asiatica. E allora Han com’è finito nel giro della malavita? Ecco un assaggio offerto da Virgil e la sua nuova pistola.

5

Le auto erano le vere protagoniste e tutti hanno sempre parlato di loro, ma a conti fatti ognuno si era affezionato alle perle di Dom Toretto sulla famiglia e agli occhi di Paul Walker. Senza di loro il franchise era defunto, Tokyo Drift incassò molto meno dei suoi predecessori ed ecco perché, sempre con Justin Lin al comando, con Fast & Furious si ritornò alle origini o alle parti originali, come sancì il titolo italiano. Oltre 300 milioni di incassi e una serie di inseguimenti impossibili, uno su tutti il salvataggio di Letty dall’autotreno.

Tokyo Drift era orrendo, Fast & Furious insipido, Fast Five il primo punto alto nel genere action del franchise. È raro vedere una serie migliorare anziché peggiorare, Lin si è fatto la pelle sui precedenti fino a cambiare totalmente rotta con un ottimo film d’azione dove le corse non erano più sole: inseguimenti a piedi, scenari internazionali, nuovi e vecchi personaggi insieme, momenti di pura tensione. Come la rapina al treno.

Lo chiamano il franchise saverDwayne Johnson ha un potere unico a Hollywood. Agente speciale Hobbs, è a caccia di Toretto in Fast Five, ma è anche uno dei buoni – raro che The Rock sia il cattivo – e come ben ci insegna The Avengers, il pubblico ama vedere il bene prendersi a mazzate. E in effetti lo scontro tra Hobbs e Toretto è epico, due montagne di muscoli in rotta di collisione prima e dopo essersi rincorsi tra le favelas di Rio de Janeiro.

8

Al diavolo le automobili, in Fast & Furious 6 perché concentrarsi su un unico mezzo quando ne esistono tanti altri, perché non usare anche un carrarmato? Justin Lin supera se stesso con l’inseguimento in cima a due ponti adiacenti, ma separati, con i nostri protagonisti a bordo delle loro “banali” macchine e il badass Luke Evans a sfasciare e far strage guidando il suo carro. Impossibile è il termine giusto, ma è così che si fa quando vuoi che la gente paghi il biglietto. Fast Five incasso 626 milioni, Fast & Furious 6 ben 788. Fate un po’ voi.

In Fast Five abbiamo visto Hobbs e Toretto dare il meglio di sé l’uno contro l’altro, ma in Fast & Furious 6, nella scena più assurda di tutto il franchise (dopo il carrarmato anche l’aereo) i due trovano un’occasione per battersi contro Shaw/Evans e il suo scagnozzo composto solo da steroidi. Non dura molto, ma quell’istante finale in cui Klaus è abbattuto da Diesel e Johnson insieme vale tutto il film. Se volete un blockbuster d’azione Fast FiveFast & Furious 6 sono perfetti per soddisfare i vostri desideri: non manca niente.

10 

Il franchise si è proposto spesso come il riflesso della società statunitense: multi-etnica, unita contro le difficoltà come una famiglia. Una metafora blanda, poco esplorata, ma tant’è. Quella famiglia si è rotta quando per uno scherzo del destino Paul Walker è morto in un incidente d’auto, proprio mentre girava il settimo film diretto da James Wan. Non era un grande attore, ma un volto familiare di un certo modello di cinema che dopodomani vedremo al cinema per l’ultima volta. Wan, maestro dell’horror, vedremo come se l’è cavata con l’azione.

Per concludere, un po’ di considerazioni finali.
Come ben sappiamo, Furious 7 si colloca prima degli eventi di Tokyo Drift. Questo vuol dire che saremo costretti a subire ancora una volta Lucas Black. Il suo è forse uno dei peggiori personaggi in assoluto di tutti e sei i film messi insieme.

Ah, e già che ci siamo, sappiatelo, Dwayne Johnson ha più volte accennato alla possibilità che Hobbs possa esser protagonista di uno spin-off e, giacché la Universal è a corto di universi condivisi (avviato solo quello sugli horror della Hollywood classica), potrebbe non essere poi così impossibile. Voi che ne pensate?

Fausto Vernazzani

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