Lunga vita e prosperità, Leonard Nimoy

di Fausto Vernazzani.

Vada al diavolo la disputa tra trekkie e jedi. Vada al diavolo perché la verità la conosciamo tutti: Star Trek è una pietra miliare della fantascienza, la stele di Rosetta del genere. Chiunque voglia conoscerne il linguaggio deve prima confrontarsi con Gene Roddenberry e la sua meravigliosa creatura fatta di costumi e trucchi posticci iniziata a girare proprio mezzo secolo fa. George Lucas si dice, ma dove sarebbe oggi Guerre stellari se prima non ci fosse stata l’Enterprise? L’astronave del Capitano James T. Kirk è stata decapitata e così trasformata nel Millennium Falcon del (futuro) Generale Han Solo.

Ma queste sono solo chiacchiere, Lucas e Roddenberry hanno entrambi prodotto due idee a loro modo geniali – per quanto l’ago della bilancia penda da una parte ben precisa – e oggi è un triste, tristissimo giorno per ogni amante del sci-fi, qualunque sia il suo schieramento. Leonard Nimoy, il celeberrimo Mr. Spock di Star Trek è morto a un mese dal 26 Marzo, giorno in cui avrebbe compiuto 84 anni. Solo pochi giorni fa la notizia della sua corsa in ospedale, pubblicata nel momento in cui era già tornato a casa, tanto per scatenare il panico, all’apparenza inutile in quell’istante, dove scriverà il suo ultimo tweet:

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Il tema di Star Trek: The Motion Picture composto da Jerry Goldsmith adesso suona diversamente: richiama all’avventura, ma sul fondo ha una nota improvvisa di malinconia tale da rendere l’ascolto pesante al cuore mentre le orecchie tendono a ricordarne l’entusiasmante significato. Nimoy, per quanto dispiaccia a William Shatner, è stata la vera star della serie, l’unico a essere insostituibile: un nuovo Capitano, Jean-Luc Picard (Sheldon e Leonard lo preferiscono, così io) ha guidato la USS Enterprise in Star Trek: The Next Generation, un personaggio agli antipodi rispetto a Kirk, ma al suo fianco doveva esserci qualcuno come Spock e così è nato l’androide Data.

Il punto di osservazione, la “coscienza“, come la chiamava suo “padre”, Gene Roddenberry, Spock ha dato voce alla razionalità mentre l’istinto umano teneva le redini del comando. Tuttavia Mr. Spock non è stato affatto l’unico contributo alla fantascienza di Leonard Nimoy, rimasto indissolubilmente legato al genere e al personaggio al punto da dover intitolare la sua prima biografia I Am Not Spock per ricordare ai milioni di fan di non essere il mezzo vulcaniano sul ponte di comando di una nave spaziale (ma successivamente, in un certo senso, ritrattò, con la seconda biografia I Am Spock).

The Cage

Star Trek lo ha visto anche regista, al debutto proprio con Star Trek III: The Search for Spock, uno dei peggiori della saga, ma preludio a uno dei migliori, Star Trek IV: The Voyage Home, divertente e dal forte messaggio ecologista. Da qui in poi avrebbe proseguito la sua piccola carriera dietro la macchina da presa, in particolare col successo Tre scapoli e un bebè, remake del francese Tre uomini e una culla, e Bebè mania, un fallimento, sì, ma da ricordare essendo una delle ultimissime apparizioni di un’altra grande icona, in questo caso della commedia, Gene Wilder. Filmografia non folgorante, ma decisa.

La sua vera casa continuò, però, a essere la televisione: dal 1976 al 1982 fu il presentatore di In Search of…, una serie di documentari a tema paranormale e fantascientifico, la cui intro è la progenitrice della serie X-Files e, in seguito, di Fringe. Il serial creato da J.J. Abrams, versione moderna del capolavoro televisivo di Chris Carter, è il legame tra Leonard Nimoy e la generazione Duemila, la serie cult di fantascienza del nuovo millennio, dove interpretò lo scienziato William Bell, amico e a modo suo nemesi del protagonista Walter Bishop. Un personaggio misterioso e affascinante a cavallo tra due dimensioni.

Leonard Nimoy

Secondario, ben più che in Star Trek, e in John Noble ha trovato un valido avversario, ma Nimoy, in quelle poche scene dove la sua voce e la sua figura apparivano, ruba la scena, riesce soprattutto a scrollarsi di dosso il vulcaniano per rinnovarsi ed essere ricordato con un aspetto nuovo. Per una volta non costretto a ripetere le battute che lo hanno reso celebre, il 90% delle quali provenienti da Star Trek II: The Wrath of Khan, riprese in più modi a destra e sinistra (persino Transformers: Dark of the Moon, dove dà la voce a Sentinel Prime) tale è stato l’impatto sul pubblico. E oggi tutto questo non c’è più.

La sua testa in Futurama continuerà a parlare, il suo cameo ne I Simpson rimarrà memorabile e Star Trek imperterrito sarà ri-proiettato per decenni in televisione, mentre la Paramount lo riproporrà in più salse sul grande schermo. Proprio al cinema e con Abrams era riapparso nel suo storico ruolo nel reboot Star TrekStar Trek: Into Darkness, in versione paterna nei confronti del suo alter ego giovanile, Zachary Quinto. Insomma, Nimoy non avremo bisogno di ricordarlo, il suo Lunga vita e prosperità è così presente nel mondo dell’audio-visivo da rendere impossibile l’illogica necessità di tenerci stretta questa particolare forma di affetto che colpisce il pubblico del piccolo e del grande schermo.

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