La strana coppia di Sleepy Hollow

di Francesca Paciulli.

Un soldato gentiluomo del 1781, catapultato nel ventunesimo secolo, e una brillante detective piena di iniziativa. Ichabod Crane e Abbie Mills non potrebbero essere più diversi. Tanto lui è compassato, elegante e dal linguaggio forbito, tanto lei è piena di temperamento, impulsiva, e con una predilezione per i pantaloni in pelle. Entrambi però sono accomunati da un obiettivo: sconfiggere il feroce Cavaliere senza Testa risvegliatosi insieme a Crane, dopo un sonno di oltre due secoli, nella cittadina di Sleepy Hollow, Stato di New York. Per fare che? Per mozzare teste, una dietro l’altra, e fare da richiamo ai restanti tre Cavalieri dell’Apocalisse.

Dimenticate il fascino freak del detective Ichabod Crane/Johnny Depp (all’epoca ancora lontano, fortuna per lui, dai travestimenti “corsari”) e l’allure gotico della seducente Katrina Van Tassell/Cristina Ricci. Con l’indelebile coppia de Il mistero di Sleepy Hollow, omaggio agli horror degli Hammer Studios firmato Tim Burton (1999) la coppia della serie televisiva ideata da Roberto Orci e Alex Kurtzman (Fringe) ha ben poco a che spartire.

Niente da ridire sul fascino aristocratico del protagonista, l’inglese Tom Mison alias Ichabod Crane, soldato agli ordini del generale George Washington. È piuttosto  l’atmosfera della serie a non convincere del tutto. Non basta una spruzzata di nebbia nel bosco, lo sguardo sgranato della protagonista Nicole Beharie, né tanto meno la comparsa del Moloch, il demone dall’insaziabile sete di distruzione a cui sono legate a doppio filo le vicende di Abbie e di sua sorella Jenny, a innescare attesa e tensione nel racconto.

All’origine della serie tv c’è ancora una volta il celebre racconto di Washington Irving La leggenda di Sleepy Hollow, pubblicato per la prima volta nel 1820 nella raccolta The Sketch Book of Geoffry Crayon Gent. Come noto, dal racconto sono poi state tratte numerose trasposizioni cinematografiche, persino una versione Disney sul finire degli anni Quaranta, oltre ovviamente alla famosa versione di Burton. Fino ad arrivare alla serie in programma dal 18 novembre su Fox Italia, un disordinato frullato di horror, dramma storico e commedia. Linguaggi e atmosfere diverse che dialogano a fatica e che finiscono per vanificare la riuscita delle sequenze più oniriche, ad esempio i riusciti flashback con i quali viene spiegato il passato di Abbie e l’incontro con lo spaventoso demone Moloch.

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Capitolo protagonisti: Tom Mison è bello, molto, troppo, e non riesce a esprimere il tormento e il disagio che ti aspetteresti da un uomo di fine Settecento catapultato ai giorni nostri. E, per la cronaca, si abitua con fin troppa facilità alla modernità (ciambelle e telefonini inclusi). Nicole Beharie mantiene più o meno la stessa espressione per tutta la prima stagione, sia che stia scappando da un demone inferocito sia che provi a riconciliarsi con la sorella rinchiusa in ospedale psichiatrico. Per non parlare dei  personaggi di contorno appena abbozzati e bidimensionali: uno su tutti, il capo della polizia Frank Irving, di cui però gli spettatori faranno a meno in questa seconda stagione. Al suo posto arriva il nuovo sceriffo Lena Reyes (Sakina Jaffrey), che non sempre si dimostrerà soddisfatta dai metodi di indagine poco ortodossi del duo Crane-Mills.

La Reyes non sarà la sola novità di questa seconda stagione: nel corso dei nuovi episodi sarà ancora centrale il tema del confronto tra forze del bene (Ichabod, Abbie e Katrina, la moglie di Ichabod, finalmente liberata dal purgatorio) e servitori di Moloch, ma sarà dato anche molto più spazio all’approfondimento di legami familiari e segreti. Per fortuna tornerà anche uno dei personaggi più riusciti della serie, il Divoratore di peccati (John Noble) alias Jeremy, il figlio segreto di Ichabod e Katrina, al quale la prima stagione ha regalato le sequenze più visionarie e, questa volta sì, inquietanti.

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