La preda perfetta (Scott Frank, 2014)

di Fausto Vernazzani.

Pierre Morel ebbe una grande idea: riprendere in primo piano Liam Neeson mentre per telefono pronuncia la fatidica frase poi divenuta anche titolo italiano del film, Io vi troverò. Da allora Neeson è condannato a rispondere al telefono in ogni thriller a cui partecipa, il suo compito è minacciare il “nemico”, chiunque egli sia, far sentire dall’altra parte tutta la sua possanza e scatenare il panico nel villain di turno. Addirittura in Non-Stop tutto ciò che deve fare è stare attaccato al telefono per scoprire il colpevole di una serie di omicidi a bordo di un aeroplano. Ecco, La preda perfetta (dal decimo romanzo della serie di Lawrence Block, A Walk Among the Tombstones) continua questa consolidata tradizione cinematografica.

Neeson è Matthew Scudder, protagonista della saga thriller di Block (classe 1938), un tempo agente di polizia poi datosi al mestiere di investigatore privato, senza licenza, in seguito ad un brutto incidente scatenato dalla sua dipendenza dall’alcol. Gli alcolisti anonimi lo hanno aiutato, ora è calmo e posato e offre i suoi servigi a chi può fargli un “regalo”; l’ultima richiesta arriva da Kenny (Dan Stevens), un trafficante di droga a cui hanno rapito la moglie e nonostante il riscatto l’hanno fatta a pezzi e restituita al compagno. Il motivo della telefonata è la vendetta e presto il reticente Matt Scudder, dopo aver sentito l’orribile storia di Kenny, decide di accettare il lavoro e cercare i disumani serial killer dietro il crimine.

La preda perfetta

Non manca nulla dall’albo delle tragedie: l’alcol è protagonista con Matt, la droga ha preso anima e corpo del fratello di Kenny, Peter (Boyd Holbrook), il piccolo T.J. (Brian Bradley) è invece il classico bambino orfano e senza un tetto con una grave malattia a martoriarlo. La classica storia: sotto i cieli illuminati dai grattacieli a New York vive una popolazione devastata, diffidente e pericolosa. A dirigere la compagnia drammatica de La preda perfetta è Scott Frank, più sceneggiatore, di talento peraltro, che regista (precedente a questo solo The Lookout) e sarebbe meglio rimanere nel lato che ha dato a lui e a noi più soddisfazioni: lo stile è scolastico, l’uso smodato del fermo immagine nel climax finale è un pugno nell’occhio, immagini riempitive lanciate a palate per colmare scene qua e là. La preda perfetta è un triste disastro, un’occasione mancata.

Pensare che il trailer lo aveva venduto bene, il topos del detective con un passato oscuro bene o male funziona sempre, si presagiva anche un’atmosfera à la David Fincher e Mihai Malaimare Jr. non ha nulla da invidiare a Jeff Cronenweth (chiunque abbia visto The Master può confermare), ma nulla di tutto ciò che si prospettava a favore de La preda perfetta si è avverato. La classica buona idea venuta in mente al mattino quando la mente è ancora annebbiata e non ragiona bene su quanto sta pensando. La preda perfetta è da evitare, rimarrà nella storiella del cinema 2014 come il perfetto esempio di come non girare un thriller: ad esempio non premendo stop nel bel mezzo di una sparatoria per cercare di aggiungere pathos. Lo stai facendo male. Pollice in giù.

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