The Giver – Il mondo di Jonas (Phillip Noyce, 2014)

di Fausto Vernazzani.

È caratteristica comune degli adolescenti considerarsi capaci di vedere oltre, non altrettanto nel futuro immaginato da Lois Lowry, una delle molte realtà distopiche ideate da frotte di scrittori di romanzi per ragazzi. Avere qualcosa in più o qualcosa in meno al proprio vicino è contro le regole nella Comunità di The Giver – Il mondo di Jonas, l’omologazione è il più ricercato desiderio nel cassetto da ogni essere umano, poter agire nel rispetto del mestiere assegnatoci dalle nostre inclinazioni per servire al meglio il prossimo, senza avere mai alcuna chance di scegliere.

Jonas non è uno come tanti, lui vede oltre e queste sue sensazioni sono il fondamento per esser prescelto come nuovo Accoglitore di Memorie della Comunità, l’uomo a cui è stato destinato il ruolo di contenitore di tutto il male e di tutto il bene del passato, così da poter insegnare al presente a non cadere nelle stesse trappole di un tempo. In una società dove non è consentito provare emozioni si dimostra essere un incarico pesante, Jonas regge sempre meno alla mole di dolore provenuta dal passato e solo il coraggio (e l’amore, come sempre) lo spingeranno a battersi contro il sistema.

La trama classica di ogni young adult, modellata attorno a film di grande successo commerciale anziché badare alle pagine di un romanzo dal finale tanto aperto da risultare quasi impossibile da immaginare al cinema. The Giver, parte di una quadrilogia priva di correlazione narrativa, ma solo ideologica, ricalca le orme di The Hunger Games e Divergent, trovandosi, per sua sfortuna, ad esser quasi identico a quest’ultimo, pur essendo impossibile un’operazione di copia: la scena dell’assegnazione del mestiere, l’inizio dell’addestramento, l’assoluto divieto di dimostrarsi un individuo unico, sembra lo stesso film.

The Giver

Il regista Phillip Noyce, a dodici anni dall’ultima opera degna di nota, The Quiet American, come il collega Neil Burger, fatica a conferire alla propria creatura una cifra stilistica accattivante, a trovare un punto di interesse nello sfondo scenografico o nei costumi, incapace di trasmettere la sensazione giusta se non il più totale disinteresse verso la storia attraverso il comparto artistico. La lotta di Jonas, il giovane Brenton Thwaites, si scatena sul nulla, la sceneggiatura di Michael Mitnick Robert B. Weide è un rappezzo continuo di informazioni lanciate in aria con un uso smodato della voce narrante, sin dai primi secondi irritante compagno del pubblico, introdotto al mondo con una didascalia e tante, troppe parole.

Per le immagini non viene scritta neanche una battuta, per loro un ruolo marginale e a spiccare è solo il bianco e nero della prima parte e dei colori nella seconda, una ideale soggettiva dei protagonisti, a cui non è dato vedere i colori per evitare lo sbocciare di differenze tra gli abitanti della Comunità. Al di là di questo semplice gioco, comunque già presente nel romanzo, The Giver è solo una serie di momenti e pseudo-aforismi da brivido su come la gente non sappia mai scegliere la cosa giusta, sull’importanza dell’amore e tanto altro, recitati da Meryl Streep, il villain della situazione creato di sana pianta, e Jeff Bridges, l’uomo che da sempre avrebbe voluto adattare The Giver.

L’ennesimo clone di un genere (s)fortunato, se al botteghino ingrana la marcia giusta, e c’è da dire che la Weinstein Company ci ha provato in tutti i modi, creando anche un ruolo ad hoc per la star delle teenager Taylor Swift, dove per pochi secondi riesce a dare un’idea aberrante del suo personaggio rispetto a quanto si suppone debba rappresentare, e inserendo altre piccole e grandi star in spazi riempitivi, come Katie Holmes Alexander Skarsgård. Ma arrivano le parole, sempre loro, a riparare ai danni di chi non ha saputo fare bene il proprio mestiere, peccato che anche la loro abbondanza non sia esattamente segno di una qualità nascosta. The Giver delude e non c’è altro da dire.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.