The Expendables 3 (Patrick Hughes, 2014)

Il vecchio e il nuovo dell’action movie s’incontra in The Expendables 3 – di Fausto Vernazzani.

L’orrenda visione digitale di Ornella Muti affianco a Rocco Siffredi nello spot di Amica Chips ha lo stesso motto del franchise The Expendables: le patatine di una volta, indimenticabili. Non ci saranno patatine, né reali né metaforiche nella saga ideata da Sylvester Stallone, alla prima sia regista che sceneggiatore, oggi solo nella seconda veste, ma l’idea è la stessa, non ci sono più gli steroidi di una volta. The Expendables 3, diretto da Patrick Hughes dopo il nonsense estremo di Simon West in cui l’unica stella era Chuck Norris, aggiungendo carne giovane al fuoco insiste nel sottolineare il concept alla base di tutto: senza la vecchia guardia i nuovi non sono nessuno.

Stallone è ancora Barney Ross, con il suo viso deformato terribilmente dalla chirurgia plastica o dall’uso di chissà quali ignobili sostanze, in volo da una missione all’altra, prima a salvare Doc/Wesley Snipes, uno dei pochi sopravvissuti del team originale, poi a cercare di eliminare un trafficante d’armi che si rivelerà essere un loro vecchio nemico: Stonebanks/Mel Gibson, dato per morto anni fa e ora più potente che mai. L’incontro/scontro sarà brutale, Caesar/Terry Crews ci lascia quasi la pelle e per le prossime missioni Barney non ha più intenzione di rischiare la vita dei suoi compagni Christmas/Jason Statham, Toll Road/Randy Couture e Gunner/Dolph Lundgren.

Stonebanks deve essere ucciso, lo ordina Drummer/Harrison Ford (sostituto alla CIA di Church, il Bruce Willis dei primi due Expendables) e lo sconsiglia Trench/Arnold Schwarzenegger, ma il dovere chiama e con l’aiuto del reclutatore Bonaparte/Kelsey Grammer, un nuoto team di giovani è assemblato: Thorn/Glenn Powell, Luna/Ronda Rousey, Mars/Victor Ortiz e il ribelle ex militare Smilee/Kellan Lutz. Il destino (e le vecchie cariatidi) non saranno dalla loro parte e dopo essersi fatti catturare da Gibson, i novellini dovranno essere salvati dal vecchio team, a cui si aggiungono Yin Yang/Jet Li, ora al “lavoro” per Trench, e Galgo/Antonio Banderas, e rompere il fondoschiena a tutti.

Lo star power di The Expendables 3 non era un mistero, già da quando li si vide sulla Riviera a bordo di un blindato per la conferenza stampa di presentazione, un cumulo di stelle dell’action movie tutte sotto lo stesso tetto e per una volta riunite con un senso logico. Non più Schwarzy e Norris che spuntano dal nulla senza alcun motivo, le interazioni tra i nostri eroi sono giustificate e rendono ancor più fluido il susseguirsi di esplosioni e di celebri one liner di Arnold (il Get to the choppa! è epico). Niente tregua, nessuna messa a fuoco sui personaggi già noti, ampio spazio con scene di presentazione per le novità più hot come Snipes e il suo machete, Banderas e la sua agile parlantina, Ford e il suo sguardo da carogna (se avete visto Star Wars capirete) e Lutz con la sua pettinatura sbarazzina per le ragazzine di oggi.

Là dove il secondo aveva fallito e il primo pure, The Expendables 3 riesce e risulta addirittura il migliore della saga: perché perdersi a fare retorica politica o sociale quando a tutti interessa solo vedere fuoco, fiamme, pugni, calci e proiettili di grosso calibro e imberbi ventenni da salvare? Stallone in un’intervista li ha definiti persino il futuro del cinema d’azione, ma questi poveri ragazzi fino a prova contraria sono serviti solo come saggio delle migliori (digitali e ricolme di stuntman) prestazioni dei loro illustri predecessori. E al macismo di una volta non sappiamo dir di no, nonostante quei piccoli momenti razzisti, ma è già tanto l’aver raggiunto l’assenza nella storia dell’action della frase “non combatto con una donna”. Davvero, chiedere di più sarebbe pretendere troppo.

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