Venezia71: The Council of Birds (Timm Kröger, 2014)

di Arturo Caciotti.

Un professore di musica (Thorstein Wein), un ex-allievo (Daniel Krauss) che gli annuncia di aver trovato la sinfonia “finale”, “totale”, dopo aver passato mesi nei boschi, a contatto con la natura: il primo, con la moglie (Eva Maria Jost) e un amico (Christian Blümel), raggiunge il secondo nella sua capanna immersa nel verde, ma non vi troveranno nessuno. Nella ricerca del giovane compositore, i tre protagonisti cammineranno in lungo e in largo tra alberi e uccelli canterini. Che sia nascosta proprio nel cinguettìo di questi il segreto della sinfonia definitiva?

Ha ventotto anni, è tedesco, e si è diplomato girando questo lungometraggio, The Council of Birds: il suo nome è Timm Kröger, giovanissimo regista emergente, che si presenta con la sua opera prima alla Settimana Internazionale della Critica. E l’esordio promette davvero bene.

The Council of Birds

“Romanticism is not dead”, sembra dirci Kröger: The Council of Birds è un bellissimo omaggio all’estetica ottocentesca, ma non si limita solo all’immagine, mostrandoci soprattutto il confronto tra uomo e natura, elemento che torna ad essere sublime e inafferrabile, e forse anche pericoloso. La necessità dell’uomo non solo di “spiegarla” razionalmente, ma anche di replicarla in uno schema a lui comprensibile (come la musica), è un capriccio che è destinato a non esser soddisfatto, proprio a causa dell’irraggiungibile trascendenza della stessa. Addirittura, andando troppo in là con le pretese di svisceramento dell’anima della natura, rischiamo di perderci del tutto.

C’è un possente e meravigliosamente crudele muro che separa l’essere umano dalla comprensione di sé e di ciò che lo circonda, e la splendida fotografia di Roland Stuprich rispecchia con efficacia questo concetto, senza che esso sia veicolato quindi da parole o spiegazioni chiare.

Zerrumpelt Herz (titolo originale che significa, circa, “cuori frantumati”) è soprattutto questo, è un film che pone una domanda e non si risponde del tutto, coerentemente col senso di impossibilità di razionalizzazione che il regista affida al ruolo della natura, ma è anche uno strano noir a ritmi bassi e atmosfere rarefatte, incontro di uomini e umanità che si affannano in esistenze tanto piccole in confronto anche solo all’eternità di un grande bosco.

Troverete riferimenti al Viandante sul mare di nebbia e al Monaco in riva al mare di Caspar David Friedrich, e tutto questo (ed è un aspetto fondamentale, trattandosi poi di un’opera prima) senza che la narrazione sia mai appesantita da ciò o resa presuntuosa dal tono, comunque ambizioso, del film. Crediamo davvero in Timm Kröger, ha le carte in regola per fare grandi cose.

Annunci