Venezia71: Loin des hommes (David Oelhoffen, 2014)

di Arturo Caciotti.

Algeria, anni ’50. Daru (Viggo Mortensen), un professore di francese che insegna in una piccola scuola ai bambini locali, viene incaricato di scortare un uomo algerino (Reda Kateb), che ha ucciso il proprio cugino, fino alla città più vicina in attesa del processo. Inizialmente si rifiuta, ma quando questi viene assalito dai parenti del morto in cerca di vendetta, sceglie di aiutare il prigioniero e insieme intraprendono un viaggio che li porterà al centro della rivoluzione dei locali.

David Oelhoffen si confronta col grande film di racconto storico, ma attraverso l’avventura personale di uomini comuni che interagiscono con eventi nevralgici della propria epoca. In Loin des hommes c’è un Viggo Mortensen (bravo come al solito) supereroe che deciderà di usare la sua forza per aiutare il più debole, rompendo i legami con la tranquilla e soddisfacente esistenza che si era creato. Già dal mestiere che fa, intuiamo il carattere fortemente pedagogico del protagonista, che sa cavarsela in tante situazioni (è anche un ex-soldato) e guida il suo “protetto” con esperienza e coraggio. Ecco, se c’è qualcosa che può infastidire in Loin des hommes è proprio questa passività del ragazzo indigeno, incapace di agire prontamente e prendere grandi decisioni, tanto che sarà Daru a indicargli la via risolutiva finale (che è un po’ approssimativa), mettendo la propria incolumità a rischio pur di aiutare questo “prossimo” bisognoso e disperato.

Loin des hommes 2

In sostanza, il film è scorrevole, ha una buona capacità di racconto e un ottimo reparto tecnico, tutti elementi che lo rendono un’opera piacevole e godibile. Manca però l’intuizione, che sia visiva o narrativa, capace di dare al film quel qualcosa in più della semplice evidenza dei fatti narrati, garantendo così buon intrattenimento ma poco interesse per i più cinefili. Tutto è molto classico, forse in una ricerca di quella solidità e intensità alla P. T. Anderson senza in fondo riuscire ad affondare veri colpi. Così, Loin des hommes rimane un po’ là, nel grande novero delle pellicole buone ma presto dimenticabili, anche se Viggo vale sempre il prezzo del biglietto.

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