Venezia71: La Rançon de la Gloire (Xavier Beauvois, 2014)

di Arturo Caciotti.

Anni ’70. Due immigrati in Svizzera, amici di vecchia data, sono nei guai: non hanno soldi, e uno dei due deve pagare una costosa operazione all’anca per la moglie malata. Cosa fare? Da pochi giorni è deceduto il grande Charlie Chaplin, e la strana coppia di improvvisati criminali decide di trafugare la tomba del grande attore e chiedere un grosso riscatto alla famiglia per riavere la salma.

La commedia francese, si sa, generalmente ha buon gusto e talvolta anche intuizioni geniali. La Rançon de la Gloire di Xavier Beauvois tende a rispettare più il primo paradigma che il secondo e, pur basandosi su un soggetto potenzialmente accattivante, si risolve in un nulla di fatto. Non che il film sia inguardabile, tutto sommato è godibile e a tratti divertente, ma obiettivamente lascia interdetti il fatto che un lavoro come questo sia stato inserito addirittura in concorso in un festival come la Mostra del Cinema: non è un film da festival, e non ha nulla di davvero interessante da dire. Come film in sé può essere anche accettabile, ma la sua collocazione no.

La Rançon de la Gloire

Ma, parlando dei contenuti della pellicola, possiamo senza dubbio evidenziare la buona idea di creare una sorta di “alleanza proletaria” tra i poveracci, per di più immigrati (vi ricordate un certo The Immigrant di Charlot?), con colui che di fatto gli ha dato la voce nel cinema muto, così come la costruzione del duo dei protagonisti (Benoît Poelvoorde è il simpaticone-mina vagante e Roschdy Zem è serioso-timido) e la loro interazione con la tenera figlioletta del secondo. Sono schemi collaudatissimi della commedia ma, soprattutto nella prima parte, funzionano bene.

Via via che andiamo avanti, La Rançon de la Gloire s’istupidisce un po’, non nel senso che diventa più farsesco e volgare, ma in effetti si perde in una trama che non riesce a trovare una strada conclusiva senza che non sia caratterizzata dal solito piccolo contrasto centrale e da un accomodante (per non dire forzato) lieto fine. Forse, un po’ di umorismo nero in più (parliamo del furto di una salma!) e di cattiveria verso i propri sfortunati personaggi avrebbe giovato alla dinamicità di un film che rimane impiastricciato nel “carino” a tutti i costi e non ha mai veri sussulti.

Poco comprensibili le grandi musiche d’orchestra che accompagnano il film, e quasi inesistente un qualsivoglia omaggio alla figura di Chaplin (tranne il fatto che uno dei due protagonisti, ad un certo punto, comincia a fare il clown straccione): in fin dei conti, La Rançon de la Gloire sa comunque di occasione sprecata, ma il vero problema è che un film caruccio e scialbetto come questo prenda parte alla competizione di uno degli eventi cinematografici più prestigiosi del mondo.

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