Mud (Jeff Nichols, 2012)

di Francesca Fichera.

Inizia con due bambini e il Mississippi, una ricerca infantile immersa in un clima avventuroso ed estivo alla Stand By Me: qualche istante dopo Ellis (Tye Sheridan), uno dei ragazzini che fino a poco prima attraversavano il fiume, sale a bordo del pick-up di suo padre e sullo sfondo della più canonica canzone folk osserva un’altrettanto classica sequenza di strade. Dal cinismo al romanticismo per poi passare di nuovo al cinismo, così si presenta Mud e la regia di Jeff Nichols. In questa storia non è un cadavere ad attrarre l’attenzione dei più giovani: è però qualcosa di simile, un punto di ritorno che è sia un luogo – la sponda di un’isola – che un uomo – Mud, per l’appunto, vestito da un Matthew McConaughey ancora massiccio ma già splendidamente biascicante. Entrambi sono scarti, strisce di confine di un mondo che li dimentica o rifiuta. O che li vuole morti.

Ellis e l’amico Neckbone (Jacob Lofland) si affezionano al caso di Mud, che si è appropriato di un vecchio relitto rimasto impigliato fra gli alberi e intende riattarlo per poter fuggire da un passato gravoso. Lo aiutano a raccattare i pezzi della fuga – e quindi del futuro – così come mettono insieme gli elementi della propria crescita. Soprattutto Ellis, nel frattempo costretto ad affrontare la triste rivoluzione del divorzio dei suoi genitori, e le prime, universali delusioni da parte dei concetti d’amore, onestà e giustizia. Ma, proprio come i giovanissimi abitanti della novella kinghiana reinterpretata da Rob Reiner, i ragazzi del film di Jeff Nichols trovano nell’avventura di e con Mud, nel suo racconto e nel suo mondo tagliato fuori, lo stesso sollievo che avrebbero da una storia di fantasmi bisbigliata attorno al fuoco. Un sollievo che è anche coraggio, tanto per chi narra quanto per chi ascolta.

Meno lirico e scorrevole del suo predecessore reineriano, e con echi paesaggistici e d’impostazione narrativa – il rapporto padre-figlio, la ribellione, la natura bellissima ma ostile – che rimandano a Re della Terra selvaggia, Mud s’impregna di questo coraggio: riporta in auge l’epica, nel suo piccolo, tramite il compromesso senza troppe pretese di una fiaba per adulti. Che funziona innanzitutto grazie agli attori: da McConaughey – che è quasi scontato – ai piccoli, specialmente Sheridan, passando per il ruolo da ‘finto duro’ di Sam Shepard e al quasi-cammeo di Michael Shannon. E c’è pure Reese Whiterspoon,  per una volta bionda senza il complesso di esserlo, strepitosa figura mitica incarnante l’amore adolescenziale. Un passo prima della libertà, quella oltre il delta del Mississippi. Didascalica ma sincera.

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