Nymphomaniac, vol. 1 (Lars Von Trier, 2013)

Sotto il primo strato di Nymphomaniac

In principio è una parete bagnata, Lars Von Trier che rappresenta il sesso con la pietra. Poi, la voce cavernosa di Till Lindemann, frontman dei Rammstein, irrompe in un’aria notturna e madida di nevischio, nella quale una giovane donna ferita giace sul selciato. È Joe, la protagonista di Nymphomaniac, cui presta tempra e carne, ancora una volta, l’esile musa di Von Trier Charlotte Gainsbourg.

Viene in suo soccorso Seligman (Stellan Skarsgård) uomo anziano e solo che l’ospiterà per qualche ora presso la sua casa, finendo col ricevere anche una lunga e complicata confessione.

Dopo le mura umide vengono i fili che entrano nelle crune, le esche a cui abboccano i pesci, le porte scorrevoli, le corde e i pistoni: The Compleat Angler, come l’omonimo libro, è un’esplorazione di forme, regole e perfino sequenze numeriche della natura.

Fra corpo e mente

In questa parte del racconto Lars ci mostra Joe (che da giovane ha il volto di Stacy Martin) mentre conosce il proprio corpo e quello del mondo tramite un costante scandaglio sensoriale, con il pedale dei sensi e delle propaggini nervose premuto fino al limite, “a chiedere di più dai tramonti“.

Le condizioni del narrare appaiono pretestuose, teatrali nella loro declinazione più scarna (come in Dogville), più simili a una seduta psichiatrica – ed è una similitudine di certo non nascosta – che a un normale incontro. Ma da lì, oltre ai soliti riferimenti freudiani, scaturisce molto altro: sgorga il fluido di una mente complessa che prova a ricostruirsi, a diventare solida a dispetto del suo disordine.

Amare non è fottere

Secondo il nugolo di teorie intrecciate in Nymphomaniac, fra educazione alla vita e educazione sentimentale non esiste differenza alcuna: nel caso di Joe, poi, esse non soltanto si sovrappongono ma vanno a incoraggiarsi l’un l’altra, compiendo il percorso di un’iperbole che schianta dalle stelle al suolo.

C’è invece una decisa distanza fra sentimento e desiderio, ed è quella indagata nel secondo capitolo – lirico e virato a un bianco iridescente – di questa prima parte: Jerôme, l’amore selvatico e complesso di Joe interpretato da Shia LaBeouf, dove un po’ s’ammicca al masochismo di Secretary.

Amare per Joe non è anelare ciecamente a qualcosa: significa distorcere la realtà in maniera consapevole, non dire sì né no ma perdersi nella dipendenza da migliaia di quesiti, immagini e proiezioni che umiliano la facoltà desiderante dell’umano. Perciò preferisce volere, chiedersi e rispondere con ardore, e a discapito delle Mrs. H. (terzo capitolo) a cui fotterà il marito – una breve e intensa Uma Thurman.

Tanto, sotto la coltre, resteranno un indicibile senso di sofferenza, di disagio e di disadattamento (il delirio della quarta parte), dati da un insanabile vuoto dell’anima che soltanto la bellezza del mondo potrà provare a colmare.

Dal caos al cosmo

Statico nell’attualità del confronto (fra Seligman e Joe) dinamico e irregolare durante il flusso dei flashback (il racconto di Joe) con lo zoom che si diverte a mettere in scena l’intimità e la confusione, Von Trier tiene vivo il cinema con la forza della sperimentazione registica.

Crea arte rappresentando tecnicamente il dramma, il conflitto, che caratterizza la sua come altre migliaia di interiorità, ma che solo nel suo caso e in quello di pochi altri porta addosso il velo del poetico.

Cinque capitoli per cinque nodi tematici – la conoscenza, il sentimento, il desiderio, la solitudine e l’armonia, che fa da collante a tutto il resto – e già il primo volume di Nymphomaniac fa pensare a un capolavoro della storia del pensiero, di una cinematografia oscura e poco facile che, anziché impegnarsi nel raccontare storie, si cimenta nell’impresa – quasi impossibile – di narrare menti umane.

Francesca Fichera

Voto: 4.5/5

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3 pensieri su “Nymphomaniac, vol. 1 (Lars Von Trier, 2013)

    1. Ti ringrazio, Davide. In realtà è stato molto complicato trovare le parole giuste (e suppongo di averne sbagliata sicuramente qualcuna), perché Lars me ne ha lasciate poche. Il suo lavoro ha del sublime. Attendo con ansia la seconda parte!

      – Fran

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