John Dies at the End

John Dies at the End (Don Coscarelli, 2012)

John Dies at the End, ovvero il blando ritorno di Don Coscarelli.

Festa e giubilo si impossessarono degli animi di qualsiasi essere umano che si riteneva un appassionato di horror quando Don Coscarelli dopo nove anni dal mitico Bubba Ho-Tep (2003) annunciò  il suo ritorno al cinema con un nuovo adattamento: John Dies at the End di David Wong, nome d’arte di Jason Pargin. L’annuncio fu fatto nel 2011 e l’hype fu alle stelle fino al giorno della prima proiezione ufficiale, il 23 Gennaio 2012 al Sundance.

Questa attesa è stata ripagata dal risultato? Non del tutto. John Dies at the End è il delirio assurdo che ci si aspetta da Don Coscarelli. La storia parla di una droga chiamata Salsa di Soia che dà vita a visioni da pasto nudo cronenberghiano e dei due protagonisti sfortunati abbastanza da provarla, Dave (Chase Williamson) e John (Rob Mayes).

Personaggi abbastanza convincenti e anche divertenti, le trovate (hot dog che diventano telefonini, splatter, mostri tentacolari, maghi che fanno il filo a El dia de la bestia di Alex de la Iglesia) sono spesso simpatiche e curiose, Paul Giamatti e Clancy Brown (che tutto si può dire, ma per me rimarrà sempre il mitico Padre Justin della serie TV Carnivale) danno quel tocco in più che dona piacere della visione, ma c’è qualcosa che non cattura del tutto.

Dopo una prima parte stupenda, dove Dave racconta i vari modi in cui si può utilizzare un’ascia, John Dies at the End imbocca la via dell’eccesso aggiungendo troppi personaggi e situazioni strambe capaci di far perdere allo spettatore il filo del discorso e provocando una stanchezza che neanche le varie situazioni spettacolari e citazionistiche (tra Carpenter, Cronenberg e Sam Raimi c’è l’imbarazzo della scelta) riescono a lenire. Si fa fatica ad arrivare al termine della pellicola.

Del resto nonostante il delirio assoluto che porta fino al Korrok degno di un mostro di Resident Evil 4 in un corridoio di Doom 3, si tratta di cose già viste e riviste e non c’è nulla di nuovo o originale: ne abbiamo le tasche piene (guardate Quella casa nel bosco e ditemi cosa John Dies at the End ha aggiunto a quel film: ben poco).

Anche Bubba era bizzarro e delirante, ma era molto più profondo e interessante e con trovate sia bizzarre sia originali e, al contrario dell’opera di Coscarelli, insieme al divertimento dava sfogo anche ad alcuni spunti di riflessione, cosa che nel nuovo lavoro non accade: ci si diverte (?) soltanto.

John Dies at the End è un film da vedere in compagnia, possibilmente ubriachi in modo da elevare il tasso di risate senza motivo. Da Don, dopo dieci anni d’inattività (sette se si considera l’episodio girato per la serie Masters of Horror) ci si aspettava un ritorno diverso. Dovremo attendere altri sette anni per il riscatto? Speriamo vivamente che accada prima.

See You Soon!

Roberto Manuel Palo

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