Breathing Room

Breathing Room (John Suits, Gabriel Cowan, 2008)

Tutti fuori dalla Breathing Room!

Nel panorama horror il tema del gruppo di personaggi intrappolati in un luogo senza via d’uscita è abusatissimo. Breathing Room di John Suits e Gabriel Cowan è l’ennesimo tassello che si aggiunge al genere. Sin dall’inizio della pellicola si capisce che i tributi sono molti, da Saw (c’è un omino, molto meno inquietante, che da un televisore spiega le regole del gioco) fino al capolavoro scifi The Cube passando per il discreto film indipendente Exam.

Un film citazionistico, se fatto bene, diventa un cult, ma nel caso di Breathing Room la noia regna sovrana, lo spettatore farà addirittura fatica a capire a quale gioco l’omino della televisione li stia facendo giocare, su schermo si visualizza solamente gente che viene uccisa qualora non vengano rispettate le regole prontamente scritte in vari foglietti sparsi per lo spazio chiuso in cui sono intrappolati i protagonisti, ma non si capisce granché, spesso si perde il filo anche perché il sonno sopraggiunge spesso e si chiudono gli occhi per quei trenta secondi ogni cinque minuti che si rivelano fatali.

Dopo tutto questo Breathing Room ci offre un colpo di scena finale che si capisce sin dall’inizio e lo sconforto dello spettatore arriva all’apice. Da non credere che questa schifezza immonda sia stata selezionata in vari festival importanti di genere come l’Horror Hound Weekend e il Brussels International Fantastic Film Festival. Misteri della vita, così come quello che c’è scritto sul DVD della pellicola:

Un thriller claustrofobico che non vi farà più dormire notti tranquille!

Io avrei scritto: un thriller noioso dove non ci si capisce nulla e che non vi farà più dormire perché vi taglierete le vene dopo esservi resi conto di aver perso così ottantanove minuti della vostra vita.

Da taglio delle vene sono anche i dialoghi in fase di sceneggiatura, scritta dagli stessi registi – che s’impegnano molto a far giocare i vari personaggi a chi dice la frase più cretina. Anche in questo frangente è una gara all’ultimo sangue, lo stesso che è utilizzato poco e male durante le varie uccisioni, nonostante la componente splatter sarebbe potuta essere l’ultima spiaggia per salvare la baracca. Le interpretazioni sono degne di una recita della parrocchia, nonostante ci siano vari attori famosi per chi guarda le serie TV come Ailsa Marshall (True Blood) e Michael McLafferty (CSI: Scena del crimine).

Allora cosa ci rimane di Breathing Room? Assolutamente nulla di rilevante, un autentico aborto del cinema horror, una storia vista e rivista dove degli individui devono scoprire il perché sono stati rinchiusi e trovare una via d’uscita prima che sia troppo tardi, con l’unica differenza che i prigionieri sono di più rispetto al solito: esattamente tredici.

Un film da dimenticare il più in fretta possibile.

See You Soon!

Roberto Manuel Palo

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