Wake in Fright - CineFatti

Wake in Fright (Ted Kotcheff, 1971)

Wake in Fright, risvegliatevi nell’angosciante outback.

Se il canadese Ted Kotcheff entrerà nella storia del cinema, molto sarà da attribuire a Sylvester Stallone e First Blood, titolo originale della serie da noi conosciuta col nome del suo protagonista: Rambo. In un universo parallelo, quella Storia del Cinema, dove le maiuscole pongono l’’accento sulla differenza, sarà per merito di Martin Scorsese e la restaurazione di quel capolavoro del 1971, un classico del cinema australiano, Wake in Fright.

All’’epoca non ebbe un grande successo all’altro capo del mondo, in Australia, dove il film era ambientato a partire dal romanzo d’origine di Kenneth Cook, la cui introduzione recitava: «May you dream of the devil and wake in fright» [trad. Possa tu sognare il diavolo e svegliarti nel terrore]. Un titolo perfetto, modificato in Outback per una platea internazionale che secondo i distributori si sarebbe parcheggiata alle atmosfere e i paesaggi delle terre remote del continente oceanico.

La storia è ben diversa, invece, un ritratto spietato d’i una nazione e una regione geografica, come negli anni Settanta si usava fare per dissacrare ogni possibile motivo per idealizzare il proprio paese, come già Easy Rider fece alla fine dei Sessanta. A dover sognare il diavolo è John Grant/Gary Bond, un insegnante costretto a ogni chiusura di trimestre dal sistema dell’’istruzione a viaggiare attraverso il nulla per insegnare in una delle tante regioni desolate dell’’Australia. Giovane, bello, una fidanzata a Sidney, vorrebbe di meglio, ma la libertà costa 1000$ che lui non ha.

Nel tragitto di ritorno per le feste di Natale, si ferma per passare la notte a Bundanyabba, detta The Yabba, una cittadina mineraria, dove in un bar incontra Jock Crawford/Chips Rafferty, un poliziotto che ne anestetizza i freni inibitori facendolo bere senza interruzione, trasformando Grant in uno dei tanti cittadini incantati di fronte a un gioco di testa e croce dove si scommettono il loro intero stipendio. Secondo Jock The Yabba è il miglior posto del mondo, ma lo stesso non direbbe il diabolico Doc Tydon/Donald Pleasence (una performance immortale), medico “fuggito” dai grandi centri urbani e disceso in una vita dissoluta dove a suo dire nessuno ha più giudizio.

Ubriaco fradicio, Grant perde tutti i suoi soldi al gioco, le sue speranze di abbandonare l’’outback sono svanite, altro non può fare che rimanere alla mercé della gente di The Yabba, di chi insiste nel volergli offrire ancora da bere. Personaggi come Dick/Jack Thompson per cui l’unico vero crimine è non accettare una birra. Ted Kotcheff incita il proprio protagonista accecandolo con la luce, ogni risveglio di Grant ha sempre un faro puntato sui suoi occhi o il Sole ad infuocarlo; non è mai buio per coloro che hanno ceduto all’oblio: l’’ignoranza è luce, la luce cancella gli sforzi. Il territorio del giorno è in realtà la patria di un incubo, rappresentata magnificamente in una delle sequenze finali, un’allucinazione tremenda dove John Grant comprende di essere stato come Tydon, di aver toccato tutto ciò che ha toccato lui, di aver respirato fin troppa della sua stessa aria.

Wake in Fright nei suoi momenti centrali dura solo una manciata di giorni, un tempo ridicolo entro cui John Grant si trasforma da uomo di cultura a ubriacone perverso, divertito come tutti i suoi nuovi compagni dalla morte dei canguri di cui sono andati a caccia: di giorno coi cani e investendoli con l’auto, di notte a sorprenderli con i fari, spararli protetti dalle lamiere dei propri veicoli e battersi con un coltello coi feriti rimasti vivi. Il terrore maggiore è sapere che Kotcheff utilizzò immagini vere di cacciatori di canguri, non li uccise per il film, ma mostrò la sofferenza di quegli animali seguendo uomini come Dick, Doc Tydon e Grant, questa volta le loro versioni reali. Lì la breve storia di Grant colpisce davvero: la finzione del cinema è più reale della realtà stessa.

Fausto Vernazzani

Voto: 5/5

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