All is Lost

All is Lost (J.C. Chandor, 2013)

All is Lost: Robert Redford contro tutti.

Alla sua seconda prova da regista J.C. Chandor sceglie una strada sperimentale e autoriale con una scelta coraggiosa rappresentata da All is Lost, film ambientato nell’oceano, dove uno straordinario Robert Redford cerca di sopravvivere con i pochi mezzi a disposizione, una barca a vela e un gommone, in attesa che qualcuno si avvicini per salvarlo sfidando la violenta potenza del mare e del vento. La pellicola ha anche una nomination all’Oscar nella categoria Sound Editing.

È tutta qui la trama di All is Lost, pellicola che, per la prima volta da quando seguo il cinema, azzera la voce Cast dei titoli di coda in un battito di ciglia. Battute a parte, non è questa l’unica particolarità del film, che è difatti accompagnato da una delle colonne sonore migliori dell’anno, composta da Alex Ebert.

Chandor insiste moltissimo sul valore metaforico delle immagini, lo stesso Redford può essere visto come un uomo che, giunto a un punto della sua vita, non avendo nulla da perdere cerca soltanto di andare avanti per inerzia fino a quando non cesserà di lottare nella speranza che la morte non lo raggiunga. L’intero film si basa su questo e sulla capacità dell’essere umano di adattarsi a qualsiasi situazione, la sua capacità di aguzzare l’ingegno. Indicativa in questo senso è la scena in cui Redford, notando che l’acqua non è più bevibile, in un primo momento si scoraggia (urlando FUUUUUUUCK) e dopo qualche minuto pensa a una soluzione molto curiosa (che vi invito a scoprire da soli).

Molti potrebbero pensare che All is Lost sia un film statico e non adatto alle platee comuni e invece non è per niente così. Il film di Chandor è un film appassionante, un vero e proprio action che contrappone Robert Redford, uomo senza nome nel bel mezzo dell’oceano Indiano, a uno dei più pericolosi antagonisti che un essere vivente potrebbe mai avere: il mare in tempesta. Se poi aggiungiamo gli squali ed evitiamo di fare paragoni eretici con Open Water, potremo assistere a 107 minuti dove parteciperemo vivamente alle vicende di quest’uomo e spereremo che qualcuno lo veda.

Posso assicurare tutti che faranno il tifo per Robert e che non ci si annoierà un minuto, neanche quando Redford prepara le provviste per sopravvivere all’ennesima tempesta che si prospetta all’orizzonte. Fino allo spettacolare ed emozionante finale, altro spettacolo visivo offerto dalle trovate registiche di Chandor che, sicuramente, abbelliscono il piacere di una visione già di per sé gradevolissima. Straconsigliato.

See You Soon.

Roberto Manuel Palo

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