Flying Swords of the Dragon Gate - CineFatti

Flying Swords of Dragon Gate (Tsui Hark, 2011)

Flying Swords of Dragon Gate, quando il 3D rimane piatto.

Conosciuto anche con il titolo New Dragon Gate Inn, Flying Swords of Dragon Gate di Tsui Hark è un remake del suo omonimo film girato nel 1992, a sua volta remake del film taiwanese Dragon Gate Inn, classe 1967. Presentato alla Berlinale del 2012, la pellicola di Hark ha provato a ripetere ciò che di buono si era visto nel primo episodio del Detective Dee, ma con risultati al di sotto delle aspettative.

Flying Swords of Dragon Gate è la storia dello spadaccino Zhao Huai’ an (Jet Li) che cerca di eliminare la corruzione governativa durante la dinastia Ming. Ciò lo porta a contrapporsi al comandante Yu (Kun Chen) che, per mantenere l’integrità morale dell’imperatore, deve eliminare Su (Mavis Fan) donna che è stata da lui ingravidata. Una volta salvata la donna,  i due si rifugiano al Dragon Gate Inn, una locanda che diverrà presto il luogo dello scontro tra le forze del bene e quelle del male.

La confusione regna sovrana in Flying Swords of Dragon Gate, accadono troppe cose e lo spettatore più di una volta si trova a perdere il filo del discorso. La sensazione è che Hark abbia voluto solo sfruttare la commerciabilità del suo lavoro. Infatti questo è il primo film sviluppato con l’uso del 3D in Cina e le scene – sempre meravigliose – dei vari combattimenti sono un incentivo in più per provare gli occhialini. Proprio per la bellezza assoluta delle scene d’azione, ormai marchio di fabbrica di Tsui Hark, che la trama perde d’interesse.

Il combattimento iniziale di Flying Swords of Dragon Gate è la parte migliore del film: una scena che inganna rispetto allo sviluppo della trama, deludente anche per colpa della sceneggiatura dello stesso Hark, il quale costringe i personaggi a lunghissime conversazioni, ricche di accuse e controaccuse che molto presto il pubblico smetterà di voler capire. Approssimativi anche gli effetti speciali e il montaggio di Chi Wai Yau, così sbrigativo che, in alcuni passaggi – anche spettacolari – sembra  manchino dei pezzi, al punto da rendere quasi noiosi alcuni frangenti del combattimento.

Avendo avuto un ingente budget consistente in più di 30 milioni di dollari, ci si aspettava molto di più da Tsui Hark, soprattutto dopo il buon Detective Dee e Il mistero della fiamma fantasma, un prodotto che seguito a una serie di progetti abbastanza fallimentari sembrava aver segnato la rinascita del regista. Così non è stato: Flying Swords of Dragon Gate è una pellicola tenuta in vita solo da scenografie e coreografie, grazie a cui raggiunge una risicata sufficienza e nulla di più.

Ora siamo in attesa, per chi non ha potuto partecipare al Festival di Roma, di visionare il secondo capitolo del detective, con la speranza che stavolta Tsui abbia messo le cose a posto.

See You Soon.

Roberto Manuel Palo

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